Pubblicità britannica in crisi: l’IA taglia posti e frena le assunzioni

Condividi

Nel 2025 il numero di addetti delle agenzie creative è diminuito del 14%, a causa dell’adozione crescente di strumenti di intelligenza artificiale che hanno permesso di comprimere costi e organici. Lo ha reso noto l’Institute of Practitioners in Advertising (IPA), che registra i dati dell’occupazione nel settore pubblicitario britannico dal 1959, affermando che si tratta del calo annuale più forte da quando, nel 2004, ha scelto di separare i dati sul personale delle agenzie creative da quelli dei media.

Più colpiti i giovani

Secondo le rilevazioni dell’IPA, che rappresenta agenzie responsabili di oltre l’85% dei 22 miliardi di sterline di spesa pubblicitaria annuale nel Regno Unito, il numero totale di dipendenti è passato dai 26.787 del 2024 ai 24.963 del 2025. Nelle sole agenzie creative, per lo più con sede a Londra, il personale è diminuito nello stesso arco di tempo da 14.775 a 12.659, colpendo soprattutto i dipendenti under 25, calati del 19,2% da 3.632 a 2.936 unità, tra posti di lavoro persi e scelte di uscita legate a dubbi sulla possibilità di carriera. Nel 2025, infatti, il 60% di chi ha lasciato le agenzie lo ha fatto per dimissioni volontarie.

Tagli previsti nel 2026

Quest’anno i tagli di posti di lavoro causati direttamente dall’adozione dell’IA coinvolgeranno il 24% delle agenzie, il triplo rispetto al 2025. Inoltre verranno ridotte le assunzioni di neolaureati in qualità di tirocinanti, apprendisti o studenti in alternanza scuola-lavoro, come si è verificato lo scorso anno quando solo il 43% delle agenzie ha dichiarato di averne assunti contro il 56% del 2024.

“Questi numeri confermano che il modello dell’agenzia è in affanno. L’errore che tutti stanno commettendo è continuare a trattare l’IA come una leva di efficienza – tagliare qualche numero, ridurre i costi, diminuire l’organico per ottenere lo stesso output con meno persone”. ha dichiarato James Kirkham, fondatore dell’agenzia Iconic. E ha aggiunto: “Morire per mille tagli fatti con un foglio di calcolo non è la trasformazione necessaria. L’unica vera mossa è una coesistenza creativa autentica. Le agenzie devono imparare a co-creare con l’IA, non esternalizzare il processo a questi strumenti: solo così potranno fare più di quanto le loro dimensioni suggeriscano”.

Paul Bainsfair, direttore generale dell’IPA, ha affermato che la riduzione dell’organico, l’alto tasso di turnover e il marcato calo delle posizioni di ingresso «sollevano interrogativi concreti sulle competenze future, soprattutto mentre l’IA sta rimodellando le competenze e i modi di lavorare».

Mercato difficile

WPP, uscita lo scorso anno dall’indice principale della Borsa di Londra dopo quasi trent’anni in un momento segnato dalla perdita di clienti e dal ritardo accumulato su intelligenza artificiale e dati, prepara una profonda riorganizzazione delle sue attività creative. Dopo l’eliminazione delle agenzie J Walter Thompson e Young & Rubicam, il gruppo riunirà sotto il marchio WPP Creative le tre rimaste: Ogilvy, VML e AKQA. Inoltre il gruppo lo scorso mese ha lanciato Wpp Production, piattaforma di produzione globale potenziata dall’AI, che accelererà la produzione di contenuti ibridi.

A proposito dei dati pubblicati dall’IPA, il ceo di Publicis London, Trent Patterson, ha commentato su LinkedIn che rappresentano un promemoria di quanto il mercato sia difficile “per molte persone di talento in questo momento”.

Ha però sottolineato che il gruppo francese continua a registrare performance solide rispetto ai concorrenti: “Siamo fortunati a trovarci in una fase di reale slancio e non lo diamo per scontato”, aggiungendo che ci sono diverse posizioni aperte presso l’agenzia londinese.

Foto (YouTube): Paul Bainsfair, direttore generale IPA