Il ritiro ufficiale da parte di Netflix dalla corsa per l’acquisizione di Warner Bros. Discovery (WBD) è un colpo di scena che in pochi si aspettavano. Salta definitivamente una delle operazioni più grandi e rivoluzionarie della storia del cinema e dell’intrattenimento made in USA. Allo stesso tempo, viene spianata la strada a un nuovo accordo epocale: quello tra WBD e Paramount Skydance (PSKY) di Larry e David Elisson, che grazie alla loro nuova offerta da 31 dollari ad azione possono ora aggiudicarsi il bottino senza più rivali.
Ma quali scenari si aprono ora? Cosa lasciano questi quasi quattro lunghi mesi di trattative, scontri e veleni tra i giganti dei media americani? Quali conseguenze per Netflix, Paramount e Warner Bros. Discovery e le loro attività, tanto presenti anche in Europa?
Assemblea degli azionisti, penale e antitrust: le prossime tappe
Partiamo dai passaggi formali: anche se un nuovo deal con PSKY sembra ormai scontato, mancano ancora degli step alla conclusione della vicenda. La palla è nel campo del Board di WBD, che dovrà formalmente rescindere l’accordo con Netflix e procedere alla firma di uno definitivo con PSKY. L’approvazione del Board, però, da sola non basta. Come nel caso del deal con Netflix, anche quello con PSKY dovrà essere approvato dall’assemblea degli azionisti. Un’approvazione che però sembra inevitabile, dato che non rimangono alternative all’offerta presentata dagli Ellison.
In seguito, PSKY dovrà procedere con un primo pagamento dovuto: quello della penale da 2,8 miliardi che si è impegnata a coprire per conto di WBD nei confronti di Netflix, condizione necessaria per recedere dall’accordo.
Solo a quel punto si aprirà l’iter più lungo e complesso: quello delle autorità antitrust che, da entrambe le sponde dell’Atlantico, saranno chiamate a esprimersi sull’ operazione. Negli Stati Uniti, chi dovrà effettuare nuove indagini sulla fusione è la divisione antitrust del Dipartimento di Giustizia. Su questo fronte la notizia più clamorosa è quella delle dimissioni, appena due settimane fa, della responsabile Gail Slater. Esperta del settore media, già in passato critica verso grandi operazioni di fusione, Slater sarebbe potuta essere un ostacolo alla conclusione dell’accordo. Ma ha lasciato l’ufficio, si dice per dissidi con il presidente Trump. In questi giorni, anche la capa del Dipartimento, Pam Bondi, è nella bufera per vicende legate agli Epstein Files.
Se politicamente il Dipartimento dovrebbe essere favorevole all’operazione condotta dagli Ellison, amici di Trump, il clima politico instabile e le lungaggini del caso potrebbero rallentare e complicare l’approvazione. Nel frattempo, in Europa, anche la Commissione sarà chiamata a esprimersi su possibili riduzioni alla libera concorrenza nel mercato dei media prodotte dal merger.
Streaming, produzione e distribuzione cinematografica, TV via cavo, raccolta pubblicitaria e diritti sportivi sono tutti aspetti sui quali la concentrazione del mercato della nuova società figlia della fusione potrebbe eccedere i limiti della libera concorrenza. Non è da escludere che su alcuni di questi si possa arrivare a dei compromessi: la nuova PSKY – WBD potrebbe impegnarsi a sottostare a impegni di non discriminazione nei confronti degli altri operatori del mercato, a sottoscrivere condizioni di licenza eque e, nel complesso, a evitare comportamenti comportamenti dannosi per la concorrenza. Una soluzione più drastica potrebbe essere la cessione di interi rami d’azienda o l’esclusione degli stessi dalla nuova fusione. In fase di “corteggiamento”, Netflix ha più volte evidenziato come l’accordo con PSKY fosse quello più rischioso in termini di approvazione antitrust. In ogni caso, l’orizzonte temporale è di mesi, e gli sviluppi del clima politico-giuridico in America sono ancora tutti da definire.
Come potrebbe essere la nuova WBD – PSKY

Con il forfait di Netflix e l’ingresso di Paramount Skydance, viene meno il “dimezzamento” previsto di WBD. Se l’offerta di Netflix aveva in oggetto solo l’area di produzione cinematografica (Warner Bros. e HBO) e di streaming (con il nuovo servizio HBO Max), l’operazione degli Ellison mira a inglobare l’intero colosso WBD. L’accordo comprenderebbe quindi anche i canali televisivi, l’informazione e lo sport.
Nel complesso, in un ipotesi di approvazione totale da parte delle autorità antitrust, il nuovo colosso figlio dell’operazione sarebbe un vero e proprio mostro dalle mille teste. Anche se i numerosi risparmi paventati dagli Ellison in questi mesi prefigurano tagli abbondanti attraverso le varie attività del gruppo.
Nel mercato della produzione e distribuzione cinematografica le due entità combinate potrebbero fruttare intorno ai 15 miliardi l’anno. Sul mercato americano tallonerebbero la leader Disney, con una quota vicina al 27%.
Per quanto riguarda lo streaming, le piattaforme pay dei due gruppi, HBO Max e Paramount +, messe insieme conterebbero circa 180 milioni di abbonati a livello globale, per una quota di mercato del 16-18% (esclusi dal calcolo gli 80 milioni di utenti globali del servizio gratuito Pluto TV). Anche in questo caso potrebbero tallonare Disney +, pur rimanendo distanziati da Netflix e Prime Video. I ricavi combinati oggi si aggirerebbero sui 13 miliardi l’anno.
Il nodo più delicato, sia a livello di antitrust che di libertà di stampa e informazione, sarebbe quello legato al TV lineare.
Il nuovo mega-gruppo sarebbe proprietario di due dei principali network di informazione televisivi USA: Cbs News (di Paramount), e Cnn (di Warner). Quest’ultima in particolare, rete news americana d’eccellenza, storicamente vicina ai democratici e spesso oggetto di critiche feroci da parte del presidente Trump, rischia ora di finire sotto la mano di una famiglia fedele e alllineata al Presidente. I timori di tagli al personale e di una deriva di controllo politico sono vivissimi per entrambi i network. Un anonimo producer della Cnn ha dichiarato al Guardian: “La fusione è un disastro per chi lavora in entrambe le redazioni. E se Bari Weiss (nuova direttrice di Cbs News, molto allineata al potere, ndr) ne prendesse il controllo, sarebbe la morte della Cnn”.
Infine, le altre reti televisive via cavo e a pagamento. PSKY porta in dote un gran numero di network e canali: Cbs, Nickelodeon, Mtv, Comedy Central, Paramount Network e altri canali tematici e partecipazioni in joint venture lineari e in streaming. WBD è invece casa di Discovery Channel e dei suoi canali satellite, di HGTV, Food Network, Tbs, Tnt, Boomerang, Cartoon Network, e altri. Più il network sportivo Eurosport. Innegabile, quindi, la grande concentrazione di mercato che si verrebbe a creare con il nuovo gruppo. Effetti si avrebbero anche sull’Italia, dove canali dei due gruppi sono presenti e attivi, seppur con quote di mercato minori.
Cosa cambia per gli Ellison

Larry e David Ellison sono senza dubbio i vincitori della partita. Quanto meno per essere riusciti a tenere testa all’offerta di Netflix, tallonandola per mesi e infine riuscendo a sabotarla del tutto.
In pochi mesi, il quarantatreenne David Ellison è riuscito prima a fondere la sua Skydance Media con Paramount (ottobre 2025), poi a centrare il colpo grosso della “presa” di WBD. Operazione da più di 100 miliardi, di cui oltre 40 garantiti da papà Larry, il secondo uomo più ricco del mondo, con 271 miliardi di patrimonio. Lo stesso Larry, 81 anni, si è dato da fare, entrando nel frattempo nella cordata che ha acquisito il controllo delle attività americane di TikTok.
Difficile non considerare ora papà e figlio come la famiglia più influente dei media americani, ad ogni: social, informativo, televisivo e cinematografico. Ora si tratterà di capire se, sul medio e lungo periodo, l’operazione WBD reggerà dal punto di vista finanziario. Lo sforzo è grandissimo, il debito elevato e la congiuntura economica globale incerta. Anche un potere politico così favorevole, come quello esercitato finora da Trump e dai suoi, potrebbe non durare per sempre.

Cosa cambia per Netflix
Per Netflix, sfuma l’occasione di diventare la leader incontrastata del cinema e dello streaming mondiale. Può dirsi sconfitta nella gara per WBD, ma sembra essere una sconfitta accettabile. Nelle contrattazioni a mercato chiuso successive all’annuncio il titolo ha registrato il +10%, dando l’idea che gli investitori preferiscano una crescita solida e organica senza enormi sforzi in bilancio.
“Quest’anno investiremo circa 20 miliardi di dollari in film e serie di qualità e amplieremo la nostra offerta di intrattenimento” dichiara l’azienda nel suo comunicato, mentre si appresta a incassare la penale da quasi 3 miliardi. C’è da credere che rimarrà alla finestra, in attesa che i prossimi mesi (o anni) portino nuovi asset sul mercato, magari proprio derivanti dalla complicata fusione ottenuta dal suo rivale.












