Il Pentagono vuole usare l’intelligenza artificiale per trovare le vulnerabilità nelle infrastrutture cinesi. Il Financial Times lo racconta come una notizia ed è una notizia anche se richiama qualcosa di molto più antico di quanto sembri.
Perché noi lo facciamo da sempre appena inventiamo uno strumento nuovo, esiste qualcuno che lo usa per cercare il punto debole dell’altro.
I Romani mappavano gli acquedotti nemici. Le potenze coloniali usavano le prime mappe geografiche accurate per identificare dove colpire. La radio, appena inventata, divenne strumento di intercettazione del telefono non dobbiamo parlarne viste le continue notizie sulle intercettazioni e stessa cosa ampliata vale per Internet.
E adesso con l’intelligenza artificiale continua il nostro pattern molto umano legato al nostro essere. Arriva una tecnologia, la usiamo per comunicare, per commerciare, per creare ma parallelamente — quasi inevitabilmente — la usiamo per individuare dove l’altro è fragile, come attaccarlo e per renderci pronti per competere combattere…come direbbe esopo ” e’ la nostra natura umana”
La stessa curiosità che ci spinge a esplorare ci spinge a capire dove una struttura cede ed e’ la stessa intelligenza che costruisce sistemi sa anche come smontarli.
Quello che cambia con l’AI non è l’impulso ma la scala e la velocità perché adesso un sistema capace di analizzare automaticamente reti critiche, identificare nodi energetici vulnerabili, mappare le dipendenze di infrastrutture avversarie — fa in ore quello che prima richiedeva anni di intelligence umana. La natura dell’azione è antica cambia la potenza dell’esecuzione che è nuova.
E c’è un dettaglio nella notizia che vale la pena notare perché sullo sfondo c’è uno scontro con Anthropic, l’azienda che ha costruito Claude, sui vincoli d’uso del modello. Perché anche questo è umano — lo strumento viene creato con certe intenzioni, e quasi subito qualcuno spinge per usarlo oltre quelle intenzioni. Chi costruisce cerca di mettere dei limiti mentre chi li usa cerca di spostarli ed e’ la storia di ogni tecnologia con doppio uso, dalla chimica alla biologia alla fisica nucleare.
Quindi no, questa non è una storia sull’intelligenza artificiale che cambia tutto ma una storia su di noi, che restiamo esattamente come siamo stati, con strumenti sempre più potenti tra le mani e che useremo in modo offensivo alimentando il doppio mercato di chi produce software per offendere e chi per difendere…la cybersecurity si sviluppa per sconfiggere il cybercrime ed entrambe generano fatturato digitale.
Dario Amodei (foto in apertura)












