Per la prima volta negli Stati Uniti, i podcast hanno superato la radio AM/FM parlata per tempo complessivo di ascolto. È quanto emerge dall’ultima indagine “Share of Ear” di Edison Research, secondo cui tra gli americani dai 13 anni in su, il 40% del tempo dedicato all’“audio parlato” va ai podcast, contro il 39% della radio talk.
Si tratta di uno scarto minimo che segna però un passaggio d’epoca nel panorama dei media americani. Da oltre dieci anni Edison Research monitora l’evoluzione dei consumi audio, rilevando che la curva dei podcast è cresciuta in modo costante, mentre quella della radio parlata ha progressivamente perso terreno. Come osserva Amanda Silberling, giornalista di TechCrunch, il fatto che i podcast abbiano impiegato tanto a superare la radio non significa che siano deboli, ma dimostra quanto la radio tradizionale sia ancora forte e radicata tra gli ascoltatori.
Il sorpasso non include l’ascolto di musica in radio.
Video e piattaforme in crescita
L’analisi evidenzia anche la crescente diffusione dei video podcast, diffusi da Spotify e YouTube, che rappresentano una delle trasformazioni più evidenti del settore.
Secondo YouTube, nel 2025 gli utenti hanno guardato 700 milioni di ore di podcast al mese su dispositivi domestici come le smart TV, in crescita rispetto ai 400 milioni dell’anno precedente. Anche Netflix ha iniziato a investire nel settore, stringendo accordi con iHeartMedia e Barstool Sports per portare podcast sulla piattaforma streaming “proponendoli come una versione più moderna dei talk show diurni”, come spiega Silberling.
Nonostante l’espansione del video, il consumo audio non risulta penalizzato. Stando all’”U.S Podcast Report 2025” pubblicato da Triton Digital, infatti, l’80% dei maggiorenni consuma sia podcast audio sia video; il 13% sceglie solo l’audio e il 7% solo il video. In genere i contenuti relativi a musica, sport, comicità e notizie vengono per lo più guardati, mentre per quanto riguarda arte, narrativa, storia, scienze e true crime il consumo preferito è audio.
Edison mostra che anche nel video podcasting c’è una crescita costante: dei 115 milioni di ascoltatori americani settimanali di podcast sopra i 13 anni, infatti, l’85% risulta fruire di podcast con una componente visiva, con un +7% rispetto al 2023, mentre appena il 5% dichiara di guardarli senza ascoltarli.
Podcast e informazione
Un secondo quadro, più focalizzato sul rapporto tra podcast e notizie, arriva dalla “Fact Sheet” pubblicata lo scorso settembre dal Pew Research Center, da cui emerge come il podcasting stia consolidando anche un ruolo informativo, soprattutto tra i più giovani.
Il 54% degli adulti statunitensi afferma di aver ascoltato un podcast negli ultimi 12 mesi ( contro il 49% del 2022): di questi il 67% ha tra i 18 e i 29 anni, mentre il 33% è over 65.
Circa un terzo degli adulti statunitensi (32%) si informa tramite podcast “almeno qualche volta”, in crescita rispetto al 22% del 2020, mentre un 10% afferma di farlo “spesso”. Anche qui pesa il fattore età, perchè interessa il 39% degli under 50 e il 24% degli over50. La radio resta comunque leggermente più utilizzata come fonte informativa occasionale (44%).
Fiducia e approfondimento
Tra chi si informa tramite podcast, il 53% afferma di fidarsi delle notizie ascoltate “allo stesso modo” rispetto ad altre fonti. Il 23% dice di fidarsi di più, un altro 23% di meno.
Emergono differenze politiche: il 31% tra repubblicani e simpatizzanti repubblicani dichiara di fidarsi più delle notizie provenienti dai podcast rispetto ad altre fonti, contro il 15% tra democratici e area democratica.
Tra chi usa i podcast per informarsi, il 69% ascolta approfondimenti su temi di attualità, il 61% segue opinioni di conduttori o ospiti, e il 58% programmi che riassumono le principali notizie del giorno.
Profilo demografico e pagamenti
Il ricorso ai podcast come fonte di notizie è più diffuso tra i laureati rispetto a chi ha un titolo di studio inferiore.
Solo il 6% degli adulti statunitensi dichiara di aver pagato o donato denaro a podcast di informazione nell’ultimo anno, contro il 17% che ha sostenuto economicamente almeno una fonte di notizie in generale.











