Nel numero di gennaio, intervistato da Prima Comunicazione’ il presidente e amministratore delegato di SAE Alberto Leonardis – che ancora non aveva siglato l’accordo con GEDI per acquisire La Stampa e i suoi asset – racconta come è riuscito in cinque anni a mettere in sicurezza testate locali, aggregato capitali e costruito un perimetro che affianca all’editoria attività di comunicazione, digitale ed eventi. Nell’intervista Leonardis descrive un modello di crescita costruito per adattarsi alla crisi dell’editoria, un percorso segnato da partnership strategiche, controllo dei costi, diversificazione e scelte industriali pragmatiche.
Metodo Leonardis
di Alessandra Ravetta
Dire che Alberto Leonardis ha dentro il fuoco dell’editoria e della comunicazione è dire poco. A dimostrarlo è anche l’aver accettato di verificare la possibilità di rilevare La Stampa da GEDI. Dopo essersi resi conto che Theodore Kyriakou non è un ‘babbeo’ disposto a farsi rifilare qualunque cosa pur di sbarcare in Italia (come si racconta a pag. 36), gli incaricati di Exor hanno deciso di tornare a testare editori italiani come possibili acquirenti del quotidiano torinese. Editori con cui esistono già esperienze positive: oltre al gruppo veneto Nem, si sono rivolti anche al presidente del Gruppo Sae, con il quale l’ultimo affare era stato chiuso nel luglio 2025, con la vendita della Provincia Pavese.
Leonardis ha accettato di guardare le carte, ma con prudenza. Anche perché, come racconta in questa intervista, ha una quantità di lavori e progetti in corso che non possono essere trascurati: sono quelli che tengono in piedi la struttura a incastro del Gruppo, soprattutto sul fronte editoriale.
Ogni volta che si cerca di intercettarlo per parlargli, Leonardis è in viaggio per l’Italia, diretto verso una delle tante città in cui hanno sede i quotidiani del Gruppo o verso nuove iniziative – digitale, formazione, comunicazione – che proliferano continuamente per dare energia all’intero sistema Sae.
Non gli bastava la Toscana con Il Tirreno, né la Sardegna, diventata la casa madre dell’azienda a Sassari. Poi Reggio Emilia, Ferrara, Modena: le piazze emiliane dove, come dice lui, “si lavora benissimo”, grazie alla qualità dei direttori e delle redazioni. Al punto da eleggere Modena a nuovo hub, dove concentrare anche la produzione di nuove iniziative come Paese Sera, acquistato nel maggio 2025 da Massimiliano Picardi, l’imprenditore che aveva scelto di evitare la sparizione dello storico brand, tenendolo in vita online fino all’arrivo di un editore interessato a rilanciarlo. “Un brand inossidabile che, malgrado quasi 80 anni di vita – è nato nel 1949 – e i cambi di direttori e editori, è sempre rimasto un punto di riferimento del lettorato di sinistra”, dice Leonardis, che sta organizzando la nuova redazione nella sede della Gazzetta a Modena.
E poi c’è l’Abruzzo, la sua terra natale, L’Aquila. Dove il terremoto del 2009 ha segnato uno spartiacque personale e professionale: “Ho perso gran parte degli investimenti immobiliari che avevo in centro. Ho dovuto vendere a un quinto del valore. Ho ricominciato praticamente da zero”.
Da qui parte il racconto: dalla ripartenza da zero ai passaggi fondamentali dei cinque anni di Sae, fino allo sguardo sul futuro.
Prima – Il suo primo lavoro?
Alberto Leonardis – È stato come responsabile delle relazioni esterne della Scuola superiore del gruppo Telecom Italia. È lì che ho iniziato a occuparmi di relazioni istituzionali, ufficio stampa e rapporti con i media.
Prima – Poi ha lasciato il lavoro dipendente. Perché?
A. Leonardis – Dopo quell’esperienza ho deciso di mettermi in proprio. Ho fondato, ormai una trentina d’anni fa, un consorzio che si occupava di formazione sul telelavoro, quando era ancora una frontiera pionieristica. Lavoravamo in smart working, mettendo insieme università e imprese industriali. Facevamo formazione per Telecom e per altre grandi aziende. Il presidente era Domenico De Masi.
Prima – Un’esperienza molto avveniristica, che però non ha avuto seguito…
A. Leonardis – No, il telelavoro non decollò allora, soprattutto per le resistenze dei direttori del personale e dei sindacati, che temevano una perdita di potere. A quel punto mi trasferii a Roma e convinsi uno dei soci del consorzio ad avviare un’attività di lobby industriale. Aprii un ufficio e iniziai a occuparmi di relazioni istituzionali per grandi gruppi: Microsoft, Telecom Italia, Ernst & Young e altri player internazionali. È stata un’esperienza professionale di grande soddisfazione.
Prima – Quando entra in scena l’editoria?
A. Leonardis – Un giorno si presentò da me Gildo Campesato, allora direttore del Corriere delle Comunicazioni. Mi chiese una mano per mettere insieme capitali: l’editore era in difficoltà. Coinvolsi alcuni amici e riuscimmo a raccogliere le risorse necessarie per rilanciare la testata, che poi divenne la principale rivista del settore. In seguito uscii dall’operazione. La testata fu venduta ed è oggi uno spin-off del Politecnico di Milano, si chiama Corcom ed è solo digitale. Ma lì capii una cosa fondamentale: il mondo dell’editoria mi piaceva davvero.
Prima – E da lì ha continuato.
A. Leonardis – Sì. Poco dopo feci un’altra operazione simile, individuando capitali per il rilancio dell’agenzia Dire. Ne sono stato azionista per un periodo, ho contribuito allo sviluppo e poi sono uscito. Subito dopo mi venne proposta un’operazione più ambiziosa: aggregare imprenditori per acquisire Il Centro, quando c’era ancora Carlo De Benedetti.
Prima – Un’operazione non scontata.
A. Leonardis – Infatti. Sapevo che altri stavano chiudendo l’operazione, ma chiesi ai vertici GEDI se ci fosse ancora spazio. Costituii una cordata di imprenditori abruzzesi e vincemmo la competizione. Sono diventato presidente esecutivo e azionista del Centro per alcuni anni, poi ho ceduto le quote a soci locali.
Prima – Nel frattempo si è trasferito a Milano.
A. Leonardis – Sì, per motivi familiari e anche perché ero entrato nel comitato territoriale di Banco Bpm e avevo iniziato a occuparmi di finanza. Prima avevo vissuto sette anni a Pescara, dove siamo stati molto bene, ma con mia moglie abbiamo deciso di spostarci a Milano, anche per il percorso di crescita dei figli.
Prima – È a questo punto che decide di affrontare l’editoria in modo professionale.
A. Leonardis – Esatto. Ho ricominciato aggregando capitali per acquisire Il Tirreno, Gazzetta di Modena, Gazzetta di Reggio e La Nuova Ferrara. Dopo il primo anno, in cui abbiamo risistemato i conti, abbiamo acquistato La Nuova Sardegna, costituendo una società insieme alla Fondazione di Sardegna e ad altri soci locali.
Prima – Chi erano i soci della prima fase?
A. Leonardis – All’inizio un gruppo di imprenditori toscani, una società chiamata Toscana Sviluppo, poi Comtel di Cilli e altri imprenditori. C’era naturalmente anche la mia società, Almi.
Prima – Che cosa significa Almi?
A. Leonardis – Alberto e Michela, mia moglie. È una società nata in modo molto personale, quasi passionale.
Prima – Ha iniziato a operare proprio mentre l’editoria entrava in crisi.
A. Leonardis – Sì, ed è lì che ho capito alcune cose fondamentali. Primo: controllo di gestione rigorosissimo, attenzione all’euro. In questo Massimo Briolini, uno dei miei soci storici, è stato decisivo. Secondo: diversificazione.
Prima – In che modo?
A. Leonardis – Con eventi, progetti speciali e in particolare con il Progetto Scuola, che è diventato un riferimento nazionale. Ogni settimana pubblichiamo un giornale di otto pagine scritto dagli studenti delle scuole superiori. Li formiamo e poi li assumiamo: in Emilia-Romagna abbiamo già inserito tre giovani provenienti da lì.
Prima – Un progetto che ha trovato anche sponsor importanti.
A. Leonardis – Sì, è sostenuto da grandi gruppi – Enel, Terna, Snam – e da banche come Mps, Banco Bpm, Intesa Sanpaolo. Rientra nei loro budget di comunicazione sociale e istituzionale. Questo ci ha permesso di compensare la riduzione delle vendite della carta, mentre il digitale, com’è noto, non ha reso quanto ci si aspettava.
Prima – Poi arriva la vera svolta: la comunicazione integrata.
A. Leonardis – Attraverso aumenti di capitale sostenuti soprattutto da fondazioni di origine bancaria e da imprenditori, in particolare sardi, abbiamo costruito progressivamente quello che oggi è il primo polo indipendente a capitale italiano nella comunicazione integrata: Next Different Uniting.
Prima – Che cosa dicono i numeri?
A. Leonardis – Nel 2024 abbiamo chiuso con un ebitda del 7%, che per l’editoria è tantissimo. Quest’anno, con il consolidato, arriveremo al 9%. L’editoria regge al 4%, Next Different Uniting viaggia intorno al 10%.
Prima – L’unica area più critica resta Il Tirreno.
A. Leonardis – Sì, c’è una sproporzione tra copie vendute e numero di giornalisti e dipendenti. Stiamo intervenendo con un piano di riorganizzazione e riduzione dei costi. Credo che anche questo nodo verrà risolto.
Prima – Il valore del Gruppo è cresciuto molto.
A. Leonardis – Sì, attraverso aumenti di capitale progressivi che hanno moltiplicato il valore per nove volte. È una cosa rarissima nell’editoria.
Prima – Ha fatto tutto con grande discrezione.
A. Leonardis – Sono figlio di persone umili, vengo dalle montagne abruzzesi. Non amo i tromboni.
Prima – La sua matrice culturale è socialista.
A. Leonardis – Sì, socialista di area lombardiana, della sinistra sociale. Mai avuto una tessera di partito, ma un’idea progressista, libertaria, attenta all’iniziativa privata e alle persone in difficoltà.
Prima – Un’impostazione che l’ha aiutata anche nel rapporto con le fondazioni.
A. Leonardis – Senza dubbio. Molte fondazioni hanno una cultura che viene da lì, dalla sinistra democristiana al socialismo riformista. È un terreno comune.
Prima – Che cosa ha fatto, in sintesi, in questi cinque anni?
A. Leonardis – Ho lavorato su due piani paralleli: da un lato mettere in sicurezza e riorganizzare l’editoria tradizionale, dall’altro costruire un percorso di evoluzione verso forme nuove di informazione e comunicazione. Non abbiamo solo difeso l’esistente, ma lo abbiamo trasformato: mantenendo un presidio forte sull’editoria e costruendo attorno a essa un ecosistema più ampio fatto di digitale, comunicazione, narrazione visiva e servizi. È l’unico modo, a mio avviso, per dare un futuro all’editoria.
Alessandra Ravetta

Gruppo Sae – Cronologia delle principali operazioni (2020-2026)
22 luglio 2020 -Costituzione di Gruppo Sae spa.
15 dicembre 2020 -Acquisizione da GEDI del Tirreno, di Gazzetta di Reggio, Gazzetta di Modena e della Nuova Ferrara.
18 agosto 2021 -Costituzione di Sae Sardegna spa.
31 gennaio 2022 –Sae Sardegna acquisisce La Nuova Sardegna dal gruppo GEDI.
31 dicembre 2022 -Il Gruppo Sae acquisisce Mamme Magazine, sito specializzato sul mondo premaman e neonati, da Contents spa.
22 agosto 2023 -Costituzione di Sae Communication srl (100% Gruppo Sae), per l’espansione nel business dei media e della comunicazione.
27 febbraio 2024 -Sae Communication acquisisce il 100% di Different spa (2024: fatturato 30 milioni di euro, ebitda 3 milioni).
30 maggio 2024 -Sae Communication acquisisce il 100% di Next14 spa (2024: fatturato 40 milioni di euro, ebitda 4 milioni).
Giugno 2025 -Il Gruppo Sae, tramite la controllata Sae Lombardia, acquisisce La Provincia Pavese dal gruppo GEDI.
Settembre 2025 – Costituzione di Abruzzodaily.it, testata online regionale (100% Sae Digital e Servizi).
Ottobre 2025 -Il Gruppo Sae, tramite Sae Digital e Servizi, acquisisce Paese Sera, con l’obiettivo di rilanciare la storica testata: prima online, poi anche in versione cartacea come inserto delle testate locali.
Novembre 2025 – Costituzione di Sae Comics srl (51% Gruppo Sae, 49%, Fondazione Pescarabruzzo), attiva nel settore del fumetto, eventi e mostre.
– Il fondo di private equity QuattroR sottoscrive un aumento di capitale da 20 milioni di euro in Next Different, finalizzato all’acquisizione di Uniting (2024: fatturato 47 milioni di euro, ebitda 5 milioni).
– Fusione inversa di Sae Communication e Next14 in Next Media, trasformata in Next Different. Il Gruppo Sae, tramite Holding Italiana Comunicazione, detiene oltre il 50% del capitale di Next Different.
Dicembre 2025 – Lancio di ErasMag, testata online in lingua inglese dedicata agli studenti del progetto Erasmus.
– Costituzione di Spit Media, società attiva nel settore dei social media.
Marzo 2026 – Il 4 marzo 2026 GEDI (gruppo Exor che fa capo a John Elkann) e il Gruppo SAE firmano il contratto preliminare per la cessione de La Stampa e dei suoi asset editoriali, digitali e commerciali.













