I chatbot aiutano a trovare notizie e nuovi abbonati, e liberano tempo per le inchieste.
Negli Stati Uniti sta crescendo l’attenzione verso i contenuti creati con l’intelligenza artificiale. Stando ad un sondaggio del Pew Research Center, il 76% degli americani ritiene estremamente o molto importante riuscire a distinguere se testi, immagini o video siano stati generati dall’IA, ma solo il 12% si dice sicuro di saperlo fare.
Parallelamente, aumenta anche l’ansia per il futuro del lavoro giornalistico, con il 59% degli americani (secondo un report dello scorso anno) che teme che nei prossimi vent’anni l’IA ridurrà il numero dei posti di lavoro per i giornalisti.
L’esperimento dei giornali locali
Non sempre però l’IA minaccia le redazioni delle testate. Secondo il Wall Street Journal, infatti, molte testate stanno iniziando a usare l’IA come strumento per rafforzare la copertura locale. È il caso del The Philadelphia Inquirer, che, dopo aver ridotto negli ultimi anni la propria presenza nei sobborghi della città, l’anno scorso ha lanciato – – grazie ad una partnership tra OpenAI, Microsoft e il Lenfest Institute for Journalism, l’organizzazione non profit che possiede il giornale -, quattro newsletter locali, che hanno già raccolto oltre 50.000 iscrizioni gratuite.
I reporter utilizzano strumenti di IA per analizzare le riunioni pubbliche delle comunità e individuare potenziali notizie, ad esempio questioni urbanistiche legate a un centro di detenzione di immigrati dell’ICE o progetti per nuovi data center. “Se entriamo in queste aree e riusciamo a offrire un contesto che le persone apprezzano, è più probabile che diventino abbonati paganti al giornale” ha dichiarato Matt Boggie, responsabile tecnologia e prodotto del quotidiano, annunciando che il quotidiano ha in programma altre otto newsletter assistite dall’IA, affidate a due nuovi membri della redazione
Più tempo per le inchieste
L’automazione di alcune attività sta cambiando il lavoro quotidiano dei reporter. La giornalista di Axios, Linh Ta, che lavora a Des Moines, nello Iowa, ha spiegato che prima partecipava a lunghe riunioni sul bilancio cittadino, mentre oggi inserisce i documenti nel modello Claude di Anthropic, che riassume le voci più importanti e può così dedicare il tempo risparmiato a inchieste più approfondite, come quella sulla qualità dell’acqua dello Stato.
Axios, che al momento produce newsletter in 34 comunità, punta ad espandersi fino a centinaia di città, con il sostegno finanziario di OpenAI.
Ai giornalisti la revisione
In alcuni casi al chatbot è affidata la stesura delle prime versioni degli articoli. E’ il caso delle testate locali britanniche Andover Advertiser e Hampshire Chronicle che usano strumenti di IA per produrre bozze su notizie locali, dalla riapertura di una locomotiva storica ai problemi in una casa di riposo.
Anche nel gruppo Newsquest Media Group, parte di USA Today, oltre un quarto dei 60.000 articoli pubblicati a gennaio nei suoi giornali locali britannici è stato generato partendo da comunicati stampa e appunti dei giornalisti inseriti in software di IA, poi rivisti da redattori. “È un punto di svolta per costruire un modello sostenibile di informazione locale” ha detto l’amministratore delegato Henry Faure Walker. Nel 2025 gli abbonamenti digitali del gruppo sono cresciuti del 32%, e l’azienda sta valutando nuove assunzioni.
Startup e notizie a basso costo
L’IA apre anche nuove opportunità per startup editoriali, come la società Nota, che ha lanciato 11 siti di informazione locale negli Stati Uniti: il sistema analizza dati pubblici e genera bozze di articoli su votazioni dei consigli comunali, riunioni di bilancio o previsioni meteo, sia in inglese sia in spagnolo. Due redattori part-time selezionano e modificano i contenuti.
Secondo il cofondatore Josh Brandau, il modello consente di abbattere drasticamente i costi: “Ogni articolo costa meno di 10 dollari da produrre”. L’obiettivo della start up è usare i ricavi pubblicitari e le licenze dei contenuti generati con IA per finanziare giornalisti dedicati a inchieste e notizie dell’ultima ora, dal momento che “i bot non possono farlo».
Posizioni contrastanti nelle redazioni
Non tutti però vedono il fenomeno allo stesso modo. Chris Quinn, direttore del The Plain Dealer di Cleveland, difende l’uso dell’IA nella scrittura degli articoli: “Noi pubblichiamo notizie, non poesia. Chi è morto? Quale ristorante ha chiuso? Quanto hanno fatto i Browns?”. E aggiunge: “Più velocemente arriviamo al punto, più i nostri lettori indaffarati sono soddisfatti”.
Brier Dudley, del The Seattle Times, teme invece che l’automazione finisca per aumentare la pressione sui giornalisti. “Sta portando a reportage più profondi e che richiedono più tempo, oppure permette semplicemente di sfornare più clickbait?”.
Un elemento su cui tutti concordano è il fatto che l’IA non può ancora sostituire il lavoro umano e che i contenuti prodotti dai chatbot devono essere controllati con attenzione. L’anno scorso infatti il Philadelphia Inquirer si è scusato dopo aver pubblicato una lista di letture estive contenente libri inesistenti, e il Washington Post è stato criticato per errori nel suo podcast personalizzato basato sull’IA.
Foto(youTUbe):Matt Boggie, responsabile tecnologia e prodotto del Philapelphia Inquirer












