Esiste un giornalismo che non si doti di accessi a sistemi satellitari ed abbia competenze per l’analisi delle immagini dall’alto? Come aggirare la censura del cielo decretata dagli americani?
Durante i a guerra oggi diventa una pretesa globale poter disporre di informazioni ed immagini che solo fino a qualche anno fa erano riservate agli alti comandi militari . Questa è la trasformazione del sistema giornalistico che esige nuove figure professionali e nuove competenze in redazione per poter stare sulla scena non da gregari.

“La società statunitense Planet Labs, specializzata in immagini satellitari, ha imposto alcune restrizioni alla diffusione delle immagini”, riporta il portale di notizie dell’Uzbekistan Zamin.
“L’azienda ha annunciato che, nelle attuali condizioni di guerra, le nuove immagini satellitari degli Stati del Golfo Persico, dell’Iraq e del Kuwait saranno pubblicate con un ritardo di 96 ore. Secondo quanto dichiarato dalla società, la decisione è stata presa per impedire analisi quasi in tempo reale dei danni alle installazioni militari appartenenti agli Stati Uniti e ai loro alleati. Allo stesso tempo, questa limitazione non viene applicata al territorio dell’Iran, dove le immagini satellitari continuano a essere pubblicate senza ritardi. Planet Labs ha definito la misura “un provvedimento temporaneo per proteggere il personale e le operazioni in tempo di guerra”. In pratica, ciò significa che: le informazioni sui danni subiti dagli Stati Uniti e dai loro alleati vengono rallentate nella diffusione pubblica attraverso le immagini satellitari; mentre le immagini dei danni sul territorio iraniano continuano a comparire normalmente”.












