Nel mercato editoriale sempre più affollato da opere generate dall’intelligenza artificiale, la Society of Authors (SoA), la principale associazione professionale degli scrittori britannici ha presentato, durante la London Book Fair, un logo che certifica i libri scritti da esseri umani.
Stando a quanto riporta il Guardian, il progetto permette agli autori di registrare le proprie opere originali e scaricare un marchio con la dicitura “Human Authored”, da inserire sulla quarta di copertina per renderli immediatamente riconoscibili.
Vuoto normativo sulle aziende tech
Secondo la SoA, l’iniziativa nasce anche dall’assenza di una normativa che obblighi le aziende tecnologiche a segnalare i contenuti prodotti da sistemi di IA, e segue un progetto simile lanciato negli Stati Uniti nel 2025 dalla Authors Guild, segno di una crescente preoccupazione nel settore editoriale internazionale.
Gli autori scendono in campo
Tra i primi sostenitori della nuova certificazione – presentata dalla scrittrice Tracy Chevalier durante la fiera londinese quest’anno dedicata al tema “Defining the future of creative content”- c’è la classicista Mary Beard, che, annunciando l’intenzione di registrare le proprie opere, ha dichiarato: “Sulla mia isola deserta ci saranno solo libri scritti da esseri umani.”
Anche la scrittrice per ragazzi Malorie Blackman ha espresso il proprio appoggio, sottolineando il valore e la complessità del lavoro umano: “Qualsiasi attività creativa richiede tempo, impegno e la volontà di imparare dagli errori e dai fallimenti e la determinazione a perseverare – competenze essenziali per tutta la vita che non possono essere apprese e sviluppate lasciando che l’IA faccia tutto il nostro lavoro creativo e produttivo”. Secondo Blackman, una parte essenziale dell’esperienza culturale è il legame con il pubblico: “Sicuramente parte del piacere di leggere, ascoltare canzoni, guardare film e drammi, osservare un’opera d’arte e, in generale, condividere qualsiasi attività creativa sta proprio in quel senso di connessione con il creatore del contenuto: la sensazione che stia parlando con te a un livello emotivo profondo, qualcosa che è totalmente assente quando l’opera è prodotta dall’IA.”
La protesta del libro “vuoto”
Negli ultimi giorni, migliaia di scrittori, tra cui il premio Nobel Kazuo Ishiguro, Philippa Gregory e Richard Osman, hanno pubblicato un volume simbolico per denunciare l’uso non autorizzato delle loro opere nei sistemi di addestramento dell’IA. Di questo libro – che si intitola Don’t Steal This Book (“Non rubare questo libro”) e contiene soltanto un elenco di nomi di autori – vengono distribuite copie ai visitatori della fiera come gesto di protesta.
L’iniziativa arriva mentre il governo britannico si prepara a pubblicare a breve una valutazione sull’impatto economico delle possibili modifiche alla legge sul copyright, che potrebbero ridefinire il rapporto tra creatori e aziende di intelligenza artificiale.
La battaglia per il copyright
Anna Ganley, direttrice generale della SoA, ha spiegato che l’organizzazione sta intensificando le campagne a difesa dei diritti degli autori e che, secondo un recente sondaggio, l’82% dei membri sarebbe interessato a un marchio identificativo delle opere “human authored”.
Il logo rappresenta quindi non solo un segno grafico, ma anche un messaggio culturale: ricordare che dietro ogni libro può esserci, o non esserci, una mente umana.












