Il racconto di Cusenza dell’eroe senza fucili
‘’Che strano impasto è stato Garibaldi, poco italiano nell’assenza di calcolo e di furbizia, molto italiano nella generosità dell’azione che prescinde da ritorni materiali o onorifici. Nato in una Nizza ancora francese, poi diventata italiana quando aveva solo otto anni e tornata francese per il dono dei Savoia a Napoleone III, ma italianissimo nel midollo. Quel ‘midollo del leone’, con cui Italo Calvino ribattezzò l’audacia di chi nel dopoguerra ebbe il coraggio per rimettere in piedi un paese a pezzi. Un paese frantumato proprio come quello che il generale contribuì a rassodare in un solo impasto, imperfetto e malriuscito quanto si vuole, ma pur sempre unico’’. Così Virman Cusenza (foto in apertura), sperimentato giornalista e comunicatore (ha diretto il Messaggero ed è chief communication officer di Acea) conclude il suo ultimo libro ‘L’altro Garibaldi. I diari di Caprera’, edito da Mondadori.
Ma perché Cusenza ha dedicato tempo e studi a Garibaldi per scrivere un libro lontano dalle sue esperienze giornalistiche di giudiziaria e politica? ‘’Sono rimasto folgorato – spiega a ‘Prima’ – dalla visita della grande Casa Bianca, immersa nella macchia mediterranea, che ricorda una fazenda sudamericana, abitazione e sede dell’azienda agricola di Garibaldi a Caprera, dove sono capitato per caso un anno e mezzo fa, di ritorno da Sassari dove avevo tenuto una lezione all’Università. Quest’anno ricorrono anche i 170 anni di quello che non fu un eremo, bensì il quartier generale di Garibaldi dal 1856 al 1882. Da lì salpò per tutte le azioni più importanti a partire dalla spedizione dei mille’’.
Ma non sono state le imprese epiche dell’eroe dei due mondi, per le quali è stato immortalato a cavallo in tante statue bronzee, a suscitare l’interesse di Cusenza per il leggendario protagonista del nostro Risorgimento. ‘’Con la passione del politico e del cronista – rileva – la rustica dimora con gli arredi che riportano al suo tempo mi ha spinto ha indagare al suo vissuto, che si è rivelato intenso e intriso di modernità: dal lavoro di imprenditore agricolo, al padre, marito e amante, fino al politico riformista. Senza nascondere alcune fragilità evidenti e una grande sensibilità che mi hanno fatto innamorare dell’idea di scrivere questo libro’’.
Ma in un epoca come l’attuale con le guerre che hanno preso il posto della pace dove collocherebbe Garibaldi? ‘’Certamente fra i pacifisti – risponde Cusenza – Garibaldi infatti partecipò come presidente onorario al Congresso Internazionale della Pace e della libertà tenutosi a Ginevra nel settembre 1867 per sostenere l’ideale degli Stati Uniti d’Europa. Per Garibaldi la guerra è necessaria per difendere i diritti dei popoli e Ginevra avrebbe potuto essere una piattaforma delle Nazioni Unite per dirimere i conflitti. Per andare nella sua Caprera non gli servono i fucili, ma zappe e strumenti agricoli, che sono i capitali del pacifismo’’
Fonte preziosa della forte personalità e del temperamento che hanno emozionato Cusenza sono stati proprio i 40 volumi di Diari agricoli, compilati a Caprera da Garibaldi dal ’64 al ’76. ‘’E’ stato un inaspettato scoop – spiega l’autore – che ho fatto al Museo del Risorgimento di Roma, dove cercando materiale su Garibaldi mi sono imbattuto nella gigantesca raccolta dei suoi appunti quotidiani’’.
E così nei ‘Diari agricoli di Caprera’ Cusenza scopre un Garibaldi amante della natura che annotava la fioritura delle stagioni e altri dati che riguardavano la sua azienda agricola con macchinari e un mulino innovativi. ‘’Ho trovato – rileva – un Garibaldi ‘’ecosostenibile’’ con idee di grande modernità. Aveva capito prima del tempo l’importanza di un rapporto armonico con la natura, del riutilizzo dei materiali e dell’amore per gli animali, per i quali fondò, nel 1871, la Società Reale di Protezione degli Animali, una iniziativa che allora suonò rivoluzionaria. Tutti i suoi progetti erano ispirati all’evoluzione civile, all’educazione, all’istruzione e alla giustizia. Intrecciava relazioni profonde ed era convinto, intuizione modernissima anche questa, che la donna era il vero motore della trasformazione sociale’’.
Impressionano Cusenza anche numerosi coraggiosi interventi di Garibaldi, come l’amicizia per il sud borbonico, dove prende posizione contro l’azione repressiva verso brigantaggio, che considerava eccessiva. Oppure, quando, chiamato dal Presidente Abramo Lincolm, decide di partecipare alla guerra di secessione americana, il nord contro il sud, con l’assicurazione però che la schiavitù venisse abolita in tutto il Paese.
Consultando i Diari agricoli, Cusenza trova, nelle stesse pagine, accanto alle semine, appunti sia su eventi della vita domestica, sia della storia del Paese, che forniscono la sua visione del mondo. Cosi anche nel libro ‘’zappa e spada’’ si alternano continuamente. Da un lato viene raccontato il Garibaldi acuto osservatore, quasi scientifico, che registra meteo, ritmi di lavoro, dettagli dell’attività agreste. Dall’altro c’è il pensatore e lo stratega, con una grande sensibilità per l’ambiente, che continua ad essere l’instancabile tessitore di trame politiche. Da Caprera andava sovente a Roma, aveva una ricca corrispondenza con mezzo mondo e si dibatteva con progetti, a volte domestici, a volte persino grandiosi, come la deviazione del corso del Tevere. A Caprera riceveva spesso la visita di emissari reali e figure ingombranti, come l’anarchico Bakunin. “Caprera. Qui mi vengono le idee – confessa Garibaldi – qui ricevo coloro che mi propongono un’impresa, qui accolgo gli amici, i commilitoni, le donne, i figli: tutti sbarcano su un non luogo, uno spazio senza tempo che li riporta al mio abbraccio”.
A Roma la storica Sala Alessandrina dell’Archivio di Stato ha solennemente ospitato la presentazione dell’ avvincente viaggio nell’altro Garibaldi, con l’autore e due personalità del mondo politico e intellettuale come Massimo D’Alema e Marcello Veneziani, accolti dal pronipote di Garibaldi, Antonio Tarasco, direttore generale Archivi del Ministero della Cultura.
L’ex presidente del Consiglio ha convenuto con Cusenza su un Garibaldi rappresentante di una tradizione italiana, cioè quello di una rivoluzione tradita, che vive gli ultimi anni con la delusione di non vedere quall’ Italia unita, per la quale aveva dato un enorme contributo personale. ‘’Garibaldi – ha sottolineato D’Alema – appartiene alla storia di tutti gli italiani, però è anche vero che fu un uomo della sinistra. Non perché questa se ne sia appropriato, ma perché lui si è collocato nella sinistra storica e in quella internazionale’’.
Mentre l’intellettuale di destra, Marcello Veneziani, ha riconosciuto il contributo storico di Cusenza nel raccontare l’Altro Garibaldi, ma non ha mancato di ribadire il suo pensiero provocatorio. Secondo Veneziani Garibaldi a cavallo con le armi era una forza della natura, ma Garibaldi in aula parlamentare e a Palazzo, che parla, che governa e che scrive, era una iattura. ‘’Garibaldi a cavallo – ha scritto ironicamente alla fine della sua recensione su ‘’La Verità’’ – era un eroe intrepido e un condottiero vero, giù il cappello. Ma non fatelo mai scendere, per favore, lasciatelo in groppa, in posa e in combattimento. Di Garibaldi teniamoci il primo, dimentichiamo l’Altro’’.
‘’E’ naturale – risponde Cusenza alla provocazione di Veneziani – che a Marcello non piacciano le idee di Garibaldi e preferisca il militare. Infatti, come ha rilevato D’Alema, Garibaldi era decisamente di sinistra, ma non la sinistra barricadera, era un riformista, in un certo senso politicamente precursore del campo largo. Non si è sottratto dal polemizzare con i mazziniani, preferendo l’unità nazionale, ma al tempo stesso ha partecipato all’internazionale socialista con lo spirito di aiutare a far nascere la democrazia’’. Secondo Cusenza l’intellettuale non era così rigoroso come il militare, e ha sempre avuto uno slancio generoso verso Roma e gli si riconosce una figura chiave perché divenisse la capitale, anche se non partecipò alla breccia di Porta Pia, che sancì l’annessione al Regno d’Italia e la fine dello Stato pontificio’’
‘L’altro Garibaldi’ sarà presentato a Milano da Maria Latella e Juca Josi insieme a Virman Cusenza, naturalmete, libreria Rizzoli, lunedi 16 alle 18.30 .












