BBC chiede di archiviare la causa da 10 miliardi di Trump

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Rischio di un “effetto raggelante” sulla libertà di informazione.

La BBC ha chiesto a un tribunale della Florida di archiviare la causa civile da 10 miliardi di dollari intentata da Donald Trump, sostenendo che il procedimento sia infondato e che rischi di compromettere la libertà di informazione.

Dei 10 miliardi di dollari richiesti, 5 riguardano il risarcimento per diffamazione e altri 5 una presunta violazione del Florida Deceptive and Unfair Trade Practices Act.

Questione di giurisdizione

Al centro della difesa dell’emittente c’è innanzitutto la questione della giurisdizione: il documentario Trump: a Second Chance, contestato dal presidente, “non è mai stato trasmesso in Florida, né negli Stati Uniti”, e dunque, secondo i legali, il tribunale non avrebbe titolo per esaminare il caso.

Infondatezza dell’accusa di diffamazione

La BBC contesta inoltre il merito dell’accusa di diffamazione, affermando che la reputazione di Trump non può essere stata danneggiata, anche perché il documentario era andato in onda nel Regno Unito il 28 ottobre 2024, dunque prima della sua rielezione.

“Più di un anno dopo, anche dopo essere stato rieletto con il sostegno di una consistente maggioranza degli elettori della Florida, il presidente ha sostenuto che il documentario lo avrebbe diffamato in Florida – dove i convenuti non lo hanno mai trasmesso.” si legge nella memora della BBC.

L’emittente sottolinea anche di aver già corretto l’errore relativo a una clip di 12 secondi del discorso del 6 gennaio 2021, riconoscendo di aver “involontariamente” dato “l’impressione errata che il presidente Trump avesse fatto un appello diretto all’azione violenta”. E ribadisce anche che nel documentario della durata di circa un’ora viene restituito un contesto ampio e ricco all’interno del quale il breve montaggio, definito dall’accusa “malevolo e ingannevole”, ha un peso relativo.

La BBC inoltre sostiene che il documentario non sia mai stato disponibile negli Stati Uniti, né sulle proprie piattaforme né tramite distributori terzi, e che persino la versione internazionale ridotta non includesse il controverso montaggio del discorso del 6 gennaio.”Il tribunale dovrebbe respingere questa causa con pregiudizio fin dall’inizio”, conclude il documento.

L’”effetto raggelante” sulla libertà di informazione

Oltre a queste prime contestazioni già avanzate dall’emittente in una prima risposta alla causa all’indomani della sua deposizione, lo scorso 15 dicembre,presso la corte distrettuale federale del Sud della Florida, i legali ora denunciano nel ricorso anche il rischio concreto di un cosiddetto “effetto raggelante” (‘chilling effect’), ossia l’impatto dissuasivo che cause legali costose possono avere sull’attività giornalistica. Come si legge negli atti, procedimenti “costosi ma infondati” finiscono per limitare la possibilità dei media di occuparsi di figure pubbliche, soprattutto “quando l’attore è tra le persone più potenti e di più alto profilo al mondo, sulle cui attività la BBC riferisce ogni giorno”. In questo senso, l’emittente avverte che “l’effetto raggelante è evidente”, poiché il timore di contenziosi onerosi potrebbe scoraggiare inchieste e coperture critiche.

Per queste ragioni, la BBC chiede al giudice, che ha fissato l’inizio del processo nel febbraio 2027, di respingere la causa fin dalle fasi iniziali, ribadendo che si tratta di un’azione legale priva di fondamento e potenzialmente dannosa per la libertà di stampa.

Foto (ANSA)