La mossa dopo la sentenza favorevole al New York Times, che ha giudicato le vecchie restrizioni incostituzionali.
“Verrà realizzato un nuovo e migliorato spazio di lavoro per i giornalisti in un edificio annesso situato all’esterno del Pentagono, ma comunque all’interno del suo perimetro. Sarà disponibile non appena pronto”. Con queste parole il portavoce del Dipartimento della Difesa, Sean Parnell, ha risposto ieri ad una sentenza che ha dichiarato incostituzionali l’espulsione della testata dalla sala stampa del Pentagono.
Secondo quanto riportato da Politico, lo stesso Dipartimento ha dichiarato che rilascerà le credenziali alle testate giornalistiche che si erano opposte alle restrizioni introdotte dall’amministrazione Trump lo scorso ottobre, che prevedevano che potessero essere pubblicate solo informazioni approvate per la diffusione dal Pentagono.
In un lungo post sulla piattaforma X, Parnell ha aggiunto che i giornalisti dovranno essere accompagnati da una scorta ufficiale per entrare nel Pentagono e che verrà eliminata l’area stampa nota come “Correspondents’ Corridor”.

La sentenza a favore del Times
Il New York Times lo scorso dicembre aveva citato in giudizio il Pentagono e il segretario alla Difesa Pete Hegseth, sostenendo che il sistema di accreditamento violasse i diritti costituzionali dei giornalisti alla libertà di espressione e al giusto processo.
Il giudice distrettuale Paul Friedman, a Washington D.C., ieri ha deciso a favore del quotidiano, stabilendo che la politica del Pentagono restringe illegalmente gli accrediti stampa dei reporter che ad ottobre si erano rifiutati di accettare le nuove regole. La politica “non fornisce un’indicazione chiara e corretta su quali pratiche giornalistiche, legittime e ordinarie, possano comportare il rifiuto, la sospensione o la revoca degli accrediti stampa al Pentagono” ha dichiarato Friedman, nominato dal presidente democratico Bill Clinton. E ha aggiunto: “Coloro che hanno redatto il Primo Emendamento ritenevano che la sicurezza della nazione richiedesse una stampa libera e un pubblico informato, e che tale sicurezza fosse minacciata dalla soppressione governativa del discorso politico. Questo principio ha preservato la sicurezza nazionale per quasi 250 anni. Non deve essere abbandonato ora”.
Il Dipartimento della Difesa ha subito risposto dicendo che farà ricorso.
Recentemente Hegseth ha consentito ad alcuni giornalisti dei media tradizionali espulsi in autunno (tra cui NBC News e l’Associated Press) di accedere alla sala stampa per alcune conferenze sulla guerra con l’Iran, ma di rado viene loro concessa la parola, con qualche eccezione per Eric Schmitt del New York Times e Luis Martinez di ABC.
Attualmente nella press room ci sono esponenti di testate di destra e influencer.
La risposta del Times alla nuova restrizione
Il Times ha accolto con favore la decisione del giudice, affermando che “rafforza i diritti costituzionalmente garantiti alla stampa libera” e che “gli americani meritano trasparenza su come viene governato il loro Paese”, ha però annunciato che farà ricorso contro la nuova restrizione imposta dal Pentagono.
“La nuova politica non rispetta l’ordine del giudice”, ha dichiarato Charlie Stadtlander, portavoce del Times. “Continua a imporre restrizioni incostituzionali alla stampa. Torneremo in tribunale”.
Secondo le nuove linee guida, anche le testate che avevano accettato le restrizioni iniziali saranno comunque trasferite nell’edificio annesso.
Nella sua decisione, il giudice federale Paul Friedman ha riconosciuto che il Pentagono deve proteggere la sicurezza nazionale, i piani militari e la sicurezza delle truppe statunitensi. “Ma, soprattutto alla luce della recente incursione in Venezuela e della guerra in corso con l’Iran, è più importante che mai che il pubblico abbia accesso a informazioni da diverse prospettive su ciò che il governo sta facendo”, ha scritto.
Foto (Ansa): Pete Hegseth

















