Secondo i governatori, l’operazione rischia di avere effetti negativi su pluralismo, occupazione e costi per i cittadini.
California, Colorado, Illinois, Oregon, New York, North Carolina, Connecticut e Virginia hanno chiesto a un giudice federale di bloccare temporaneamente la fusione da 3,5 miliardi di dollari tra Nexstar Media Group e Tegna, due tra i principali operatori della tivù locale negli Stati Uniti.
Nel ricorso si legge, secondo quanto riportato dal Guardian, che l’operazione “metterebbe più programmazione nelle mani di meno persone, ridurrebbe i posti di lavoro locali, aumenterebbe le bollette della tivù via cavo e inciderebbe in modo significativo sulla distribuzione di notizie e altri contenuti mediatici agli americani in tutto il paese”.
La riduzione della pluralità nell’offerta informativa che potrebbe derivare calla chiusura o dall’accorpamento di redazioni locali è uno degli aspetti più critici messi in luce dai querelanti.
Un accordo già approvato
Nonostante le contestazioni, la fusione ha già ricevuto il via libera della Federal Communications Commission (FCC) e dal Dipartimento di Giustizia, e le due società hanno dichiarato di aver chiuso l’operazione appena due ore dopo l’approvazione. Tuttavia, il giudice federale Troy Nunley, del tribunale distrettuale di Sacramento, ha fatto sapere che valuterà la richiesta sulla base degli atti depositati.
Cosa cambia con la fusione
Nexstar Media Group è oggi il più grande gruppo di televisioni locali negli Stati Uniti, dove controlla oltre 200 stazioni in 116 mercati, raggiungendo circa 220 milioni di persone. Tegna possiede invece 64 stazioni tivù distribuite in 51 mercati locali.
Se l’operazione dovesse essere confermata, Nexstar arriverebbe a raggiungere circa l’80% delle famiglie con accesso alla tivù negli Usa. Per questo la FCC ha concesso una deroga alla normativa vigente, che in condizioni normali fissa il limite di copertura al 39%.
Il contesto politico
Il presidente Trump nei mesi scorsi ha espresso una posizione favorevole alla fusione e ha esercitato pressioni sul presidente della FCC, Brendan Carr, chiedendo di revocare le licenze di alcune emittenti nazionali.
I critici accusano Carr di violare la libertà di espressione, mentre lui sostiene che le grandi reti, come NBC (controllata da Comcast) e ABC (di proprietà della Walt Disney Company), abbiano troppo potere, dichiarando di voler rafforzare proprio le emittenti locali, come quelle possedute da Nexstar e Tegna, perché possano sostituire parte della programmazione nazionale.
La parola ora spetta al giudice che deciderà se sospendere la fusione o approvarla consolidando ulteriormente il mercato televisivo locale americano sotto un unico grande operatore.


















