La cessione delle due testate storiche dimostra come sia in corso “un’evoluzione vorticosa del panorama informativo”, dice il sottosegretario all’editoria. Mutamenti radicali su cui serve vigilare, aggiunge
La cessione di due “testate storiche” come Repubblica e Stampa dimostra come sia in corso “un’evoluzione vorticosa del panorama informativo” ed è il “simbolo di quanto stia cambiando l’ecosistema e la professione giornalistica di conseguenza”. A dirlo, Alberto Barachini, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Editoria, alle celebrazioni del centenario dell’Inpgi, a Roma.
“Sono mutamenti radicali che necessitano di un’attenzione costante”, ha proseguito.
“Le trasformazioni stanno cambiando il mercato del lavoro, contraendo alcune professionalità”, ha aggiunto, citando come esempio il cambiamento radicale di mestieri come i poligrafici, i fotografi, gli stampatori.
Equo compenso
“E’ stato già detto quanto sia fondamentale oggi affrontare il tema dell’equo compenso, che noi affrontiamo anche con una commissione dedicata al tentativo di trovare una sintesi tra le richieste dell’Ordine e della Fnsi e quelle degli editori, ma la distanza tra queste due richieste è ancora molto ampia”. “Il nostro compito è lavorare per un equilibrio che tuteli professionisti, casse degli istituti previdenziali e attività professionale dei collaboratori”.
“Il rischio è che un cambiamento dei parametri economici delle collaborazioni potrebbe significare una riduzione del numero di lavoratori presenti nelle testate”.
“Oggi – ha dichiarato Barachini – non bisogna dimenticare quanto sia importante il ruolo dell’Inpgi e quanto siano state complicate alcune fasi. Nel 2022 il passaggio dei dipendenti all’Inps non è stato indolore, ma la solidità della governance dell’Inpgi oggi ci rassicura. Queste scelte sono state necessarie e possono dare un futuro solido alla nostra professione”.
Poi, ha affermato che “come editoria stiamo subendo un’aggressione algoritmica dall’alto” che apre a fenomeni “come fake news e deepfake, con rischi soprattutto per il rapporto di fiducia che è sempre stato centrale per il mondo dell’informazione e dei cittadini”.


















