Giornalisti, Ginex (Inpgi): aumentano gli autonomi, ma non per scelte individuali

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“Perché i redditi possano crescere adeguatamente sia definito l’equo compenso”, chiede il presidente dell’ente previdenziale

“La professione giornalistica, negli anni, è stata investita da una serie di processi di trasformazione ed evoluzione che sono ancora in atto: mentre le redazioni si vanno sempre più assottigliando, con un restringimento degli spazi del lavoro dipendente, aumenta la componente della libera professione, del lavoro autonomo e parasubordinato”. Lo ha detto Roberto Ginex, presidente dell’Inpgi, durante le celebrazioni del centenario dell’ente nell’Aula dei gruppi parlamentari, a Roma.

“La garanzia per il futuro non risiede soltanto nella prudente gestione patrimoniale dell’ente, ma dipende dalla qualità e dal valore del lavoro giornalistico”, ha spiegato Ginex.

Non scelte individuali, ma dettate dal mercato

L’Inpgi al momento conta 48.148 iscritti, con 25.358 contribuenti attivi di cui 14.161 partite IVA e assimilati, 5.259 cococo, misti liberi professionisti e Cococo 5.938, 3.029 pensionati.
“Si tratta – ha notato – di un mutamento del lavoro giornalistico che spesso non nasce da scelte individuali, ma da un mercato del lavoro profondamente cambiato, nel quale sempre più colleghi e colleghe sono costretti a esercitare la professione in forme indipendenti, senza un adeguato riconoscimento retributivo: storture che si riflettono inevitabilmente nel futuro previdenziale degli iscritti”. “In questo contesto, che non ha ancora visto un assetto definitivo, diventa particolarmente complesso classificare le nuove figure professionali ibride al fine di poterle intercettare e ricondurle nell’alveo degli iscritti all’ente”.

Centralità dell’equo compenso

Ginex ha spiegato che “tema centrale” è “favorire le condizioni affinché i redditi dei lavoratori autonomi possano crescere in modo adeguato rispetto alla professionalità” e “uno degli strumenti che va nella giusta direzione è quello della definizione dell’equo compenso”. Poi, ha ricordato le parole del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, contro “il fenomeno del dumping contrattuale e dei cosiddetti contratti pirata che riducono diritti, tutele e salari”.

Ginex ha poi affermato che è in corso una ricerca sul lavoro giornalistico autonomo e sulle sue ricadute previdenziali, dal titolo ‘Giornalisti, lavoro autonomo e previdenza. A 100 anni dalla nascita dell’Inpgi’, commissionata alla Fondazione sul Giornalismo Paolo Murialdi e affidata per la parte scientifica al team del professor Christian Ruggiero, del Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale dell’Università La Sapienza di Roma.
“Si può partecipare fino al prossimo 31 marzo – ha detto Ginex -. Nel frattempo, però, ci sono stati segnalati alcuni dati interessanti emersi tra i quasi 600 che hanno compilato il sondaggio. Intanto, il 64,3% di coloro che hanno risposto ha dichiarato di praticare l’attività giornalistica come prevalente, il 58,5% ha dichiarato di avere altre fonti di reddito da professione non giornalistica, il 9,6% ha dichiarato di essere disoccupato. La visione sul futuro professionale è vista per lo più in peggioramento, lo stesso vale per il futuro pensionistico”.
“Ma questa è la classica visione pessimistica di chi in modo generico sostiene che non prenderà mai una pensione. Noi cerchiamo di essere più ottimisti convinti che alla fine nel nostro percorso una pensione l’avremo”, ha concluso.