La capacità dei nuovi format — Instagram stories, podcast — di trasformare l’anonimato in visibilità virale, condizionando l’agenda politica prima ancora che i legacy media se ne accorgano.
C’è un filo rosso che tiene assieme le vicende di Maria Rosaria Boccia e dell’ex ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, e quella di Claudia Conte con l’attuale titolare del Viminale, il ministro Matteo Piantedosi.
Ma, va detto da subito e senza equivoci, in questo caso non c’entra il gossip pruriginoso o quel voyeurismo digitale che in questi anni ci ha infettati tutti. Assolutamente no, il comune denominatore di questi due feuilleton politico-amorosi è tutt’altro e rimanda innanzi tutto al concetto di self branding, ovvero alla possibilità che solo i social media possono garantire e mettere a disposizione di chiunque, di passare repentinamente da una condizione di anonimato a una di iper popolarità, che si trasforma in alcuni casi in celebrità.
Con la società delle piattaforme, i famossimi 15 minuti di fama che Andy Warhol profetizzava per chiunque al mondo, sono rimasti sostanzialmente gli stessi, solo che per raggiungerli bastano anche solo 15 secondi, quelli di un reel.
Inoltre, c’è un secondo aspetto che le due parabole, per quanto tra loro assolutamente differenti, fanno emergere in modo chiaro: entrambe sono sbocciate e si sono rapidamente amplificate sui social media e hanno sfruttato i nuovi linguaggi e format tipici delle piattaforme.
Chi non rammenta, ad esempio, i post e soprattutto le storie, in alcuni casi fortemente allusive e a tratti anche intimidatorie, pubblicati a ripetizione dalla Boccia sul suo account Instagram, che intanto cresceva a vista d’occhio con l’arrivo di decine di migliaia di nuovi follower, attratti in primis da questa strategia dell’ambiguità, pruriginosa e delegittimante. L’account dell’imprenditrice di Pompei era diventato in quei giorni la fonte principale – e purtroppo validata, a prescindere, come autorevole – per numerosi giornalisti che attendevano con ansia ogni nuovo post per interpretarlo e rimbalzarlo poi nei loro servizi televisivi e negli articoli che pubblicavano.

Anche la vicenda di Claudia Conte ha un innesco coerente con la comunicazione digitale: il podcast. Un format che sta crescendo rapidamente, in particolare per gli utenti della GenZ, che rappresenta un contenuto che sta conquistando anche il campo della comunicazione politica. Il podcast è un format che si presta benissimo a una serie di usi cross-mediali, un contenuto perfettamente spalmabile su una pluralità di mezzi e senza che questa rimediazione faccia perdere al messaggio la sua efficacia.
Certo, siamo di fronte a due strumenti tra loro molto distanti, uno diretto, quello dei post e delle stories, in cui è il mittente a scegliere in autonomia i tempi, i temi e i toni dei messaggi, l’altro invece è un mezzo indiretto, perché mediato da un soggetto altro che principalmente governa i tempi, i temi e i toni della narrazione.

Infine, per completare questa analisi dei punti di contatto tra l’affaire Boccia e quello innescato volutamente dalla Conte, c’è un ulteriore elemento da evidenziare. Un tempo erano i cosiddetti legacy media, cioè agenzie, quotidiani, televisioni, a detenere in modo esclusivo e reputazionale il potere di costruire e diffondere le storie capaci di condizionare e manipolare l’agenda del dibattito pubblico. Mentre, adesso le polarizzazioni dell’opinione pubblica online vengono prioritariamente generate da feed anonimi, da citizen journalist, content creator, youtuber e tiktoker diventati diventati i punti di riferimento per il popolo dei social. I legacy media relegati a un ruolo ancillare, il più delle volte diventano amplificatori, sinapsi funzionali che operano una rimediazione del contenuto nato sulle piattaforme prima di ritornare a fare incetta di interazioni e visualizzazioni lì dove tutto ha avuto origine.
Ma se la Boccia ha scelto le storie di Instagram per lanciare la sua sfida al Potere, la Conte invece ha utilizzato il podcast di Money.it, format nato da poco quindi con pochissime visualizzazioni nonostante la bravura di Marco Gaetani, per fare il suo coming out strategico ed ergersi a Potere. Due canali che avevano una scarsissima audience, delle comfort zone digitali, ma che hanno consentito ai rispettivi messaggi di raggiungere velocemente un’audience impressionante, che nessun altro medium poteva eguagliare.
Queste due vicende testimoniano, come molte altre in precedenza, quanto la capacità di condizionare il dibattito pubblico oggi sia sempre più nelle mani e sui feed di nuovi opinion maker ai quali serve a volte solo uno smartphone e una storia, vera o falsa non importa, che sappia incunearsi nei pochi secondi del nostro scroll infinito, per diventare una bomba di comunicazione.












