Meta, il lato oscuro dell’IA Avocado: dati rubati e sfruttamento digitale

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Il Guardian svela il lavoro invisibile di migliaia di “operai digitali” costretti a setacciare i nostri profili per alimentare l’algoritmo di Zuckerberg.

Il colosso di Menlo Park è stato appena travolto da due sentenze storiche nei tribunali del New Mexico e della California che hanno stabilito che le sue piattaforme social sono state progettate per generare dipendenza, ignorando i rischi per la salute mentale dei minori. Tuttavia una nuova inchiesta del Guardian ha sollevato un altro coperchio e svelato che Avocado, l’ultimo modello di IA di Meta, è alimentato da dati sottratti alla privacy degli utenti e dal lavoro di migliaia di persone costrette a compiti degradanti in cambio di paghe misere e mai trasparenti. Frequenti anche licenziamenti massicci senza preavviso.

L’illusione del prestigio e la realtà del precariato

Il reclutamento dei lavoratori avviene attraverso Outlier, una piattaforma gestita da Scale AI (controllata al 49% da Meta). Gli annunci promettono incarichi di alto livello per medici, ricercatori e accademici: “Diventa l’esperto da cui l’IA impara”. (Nella foto homepage di Outlier).

In realtà, una volta entrati, molti professionisti si rendono conto di essere parte di una catena di montaggio digitale, in cui si accetta di rimanere per necessità. “Molti di noi erano davvero disperati”, ha raccontato un lavoratore. “Molte persone avevano davvero bisogno di questo lavoro, me compreso, e hanno cercato di trarre il meglio da una brutta situazione”.

Uno spionaggio di massa

Il grosso del lavoro sporco consiste nel tagging selvaggio. Per rendere Avocado capace di riconoscerci, Meta non usa solo archivi pubblici, ma spinge i “tasker”, ossia i micro-lavoratori digitali, a setacciare i profili Instagram e Facebook degli utenti per guardarne le foto, identificarne gli amici per nome e catalogarne i luoghi frequentati, fino ad ordinare in ordine cronologico le foto per insegnare all’IA come invecchia un volto umano.

“Non credo che la gente abbia capito bene che ci sarebbe stato qualcuno seduto a una scrivania in uno stato qualunque a guardare il tuo profilo social, usandolo per generare dati per l’IA”, ha detto un testimone al Guardian, che ha intervistato tasker nel Regno Unito, negli Usa e in Australia.

Inoltre il fatto che il fondatore e ceo di Scale AI, il ventenne Alexandr Wang, anche capo dell’IA di Meta, abbia legami forti con il Pentagono a cui fornisce tecnologie di analisi dati, solleva la questione se i dati rastrellati siano usati solo a fini commerciali o in un piano strategico più ampio di sorveglianza.

Contenuti disturbanti e controllo dei dipendenti

L’addestramento di Avocado risulta pesante anche da un punto di vista psicologico, perché per insegnare alla macchina cosa censurare o come reagire a contesti estremi, ai lavoratori è stato richiesto di trascrivere tracce audio di video hard, etichettare foto di animali morti e feci di cane, filmati violenti, clip di persone che vomitano per cause differenti, ecc.

Il tutto sotto il continuo controllo del software Hubstaff che monitora l’attività dei tasker, scattando screenshot delle attività svolte in orario lavorativo.

Concorrere alla propria sostituzione

Molti degli intervistati sono artisti o traduttori consapevoli di prestarsi ad istruire l’IA che prenderà il loro posto, consegnandole il proprio gusto estetico e la capacità di analisi. “Come aspirante essere umano, mi fa rabbia contro il sistema”, dice un artista. “Sento una vergogna e un senso di colpa interiorizzati per aver contribuito direttamente all’automazione dei miei sogni e delle mie speranze”.

A pochi giorni dalle sentenze che hanno condannato Meta per aver creato dipendenza nei più giovani, emerge che sui frutti di quella dipendenza Zuckerberg sta già costruendo il suo prossimo monopolio.

Foto (ANSA): Mark Zuckerberg