George Clooney a Cuneo per i Dialoghi sul Talento di Fondazione CRC

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Una testimonianza del lavoro della Clooney Foundation for Justice per i giornalisti, per le donne e i bambini, e nell’epoca dell’intelligenza artificiale.

Ogni anno in primavera al Palazzo dello Sport di Cuneo si consuma un rito unico nel suo genere: migliaia di studenti e studentesse delle scuole superiori della provincia, accompagnati dai loro insegnanti quest’anno erano 2.700 – si incontrano per partecipare a ‘Dialoghi sul Talento’, l’appuntamento che la Fondazione CRC di Cuneo organizza per ispirare le giovani generazioni mettendole a confronto con personalità di rilievo nazionale e internazionale.
Sul palcoscenico sono passatj, ad esempio, il cantante lirico Andrea Bocelli, l’astronauta Paolo Nespoli, l’allenatore di calcio Pep Guardiola, la tennista Stefanie Graff, la scrittrice e attivista Kerry Kennedy.

“L’obiettivo è far scoccare qualcosa nelle vite dei giovani, scintille capaci di accendere la loro passione e ispirare le loro azioni, quest’anno sul tema dei Diritti”, spiega Mauro Gola, presidente di Fondazione CRC, la potente realtà che opera nel sociale nella provincia di Cuneo avendo investito solo nel 2025 oltre 50 milioni di euro a favore del territorio cuneese.

“I diritti non sono solo qualcosa da rispettare in quanto scritto nei libri”, continua Mauro Gola, “è qualcosa da conquistare e preservare. Quest’anno sul tema dei diritti non solo abbiamo ascoltato George Clooney e la saggezza che ci ha trasmesso, ma sul palcoscenico avevamo anche i ragazzi, i loro videoclip, il lavoro che hanno svolto nel percorso didattico ‘Impegnati nei diritti’. Questo il seme che vogliamo lasciare alle generazioni dei più giovani, al centro della nostra azione, perché il talento deve essere allenato”.

Mauro Gola (foto Perottino)

Clooney è celebre non solo per essere attore e regista pluripremiato, ma anche per il suo impegno umanitario a livello globale. Come interprete e cineasta ha vinto tra gli altri due Oscar e cinque Golden Globe, e con l’ottava candidatura agli Academy Awards ha stabilito un primato nella storia degli Oscar: è l’artista nominato nel maggior numero di categorie.
Convinto sostenitore del Primo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti, Clooney, allo stesso tempo, è profondamente impegnato in cause umanitarie, insieme al padre Nick e alla moglie Amal Alamuddin. Numerosi i loro interventi personali in tutto il mondo: nel 2006, insieme al padre Nick, si è recato nella regione del Darfur, in Sudan, colpita da una grave siccità, e nel 2012 hanno partecipato a una manifestazione davanti all’ambasciata sudanese a Washington D.C. per richiamare l’attenzione sulle violazioni dei diritti umani perpetrate in Sudan, al termine della quale sono stati arrestati. Per Haiti Clooney ha raccolto 66 milioni di dollari con una sola maratona televisiva.
Nel 2010, insieme alle Nazioni Unite, all’Università di Harvard e a Google, ha lanciato il Satellite Sentinel Project, un’iniziativa che utilizza satelliti privati per documentare potenziali minacce ai civili, individuare ordigni, monitorare gli spostamenti delle truppe e raccogliere prove di possibili violenze di massa nel Sudan e nel Sudan del Sud.

Anche nel campo umanitario ha ricevuto diversi riconoscimenti, come il Peace Summit Award del 2007 e il Robert F. Kennedy Ripple of Hope Award nel 2010. E’ la dimostrazione anche creativa di come si possano fondere successo e attivismo umanitario per ‘lasciare il segno’.

Nell’agosto 2016 Clooney ha dato vita alla ‘Clooney Foundation for Justice’ insieme alla moglie Amal, cittadina inglese di origini libanesi, considerata una delle più importanti avvocate internazionali per i diritti umani e tra le donne arabe più influenti al mondo (ha difeso, tra gli altri, Julian Assange, fondatore di Wikileaks; l’ex premier Ucraina Julija Tymošenko; l’ex presidente delle Maldive, Mohamed Nasheed incarcerato per accuse di matrice politica; si è occupata di casi di genocidio, di violenza sessuale e di libertà di stampa difendendo attivisti, giornalisti e dissidenti politici tra cui l’attivista yazida per i diritti umani Nadia Murad, la giornalista filippina Maria Ressa, la giornalista azera Khadija Ismayilova e il giornalista egiziano-canadese Mohamed Fahmy).

A Cuneo Amal Clooney non c’era, ma la sua presenza era percepibile in quanto protagonista di un lungo video di narrazione dell’attività della CFJ e per le frequenti citazioni di George. Quindi ne può uscire una sorta di conversazione virtuale mettendo insieme le sue dichiarazioni, quelle di George Cloony e le risposte che lo stesso George dal palco non ha lesinato alle domande della ottima conduttrice Mia Ceran e di alcuni studenti del Palasport – Giulia, Sara, Alice – domande spesso centrate sull’attualità e non esattamente accomodanti, come ci si deve aspettare dai giovani.

Amal Clooney: La ‘Clooney Foundation for Justice’ fornisce assistenza legale gratuita  a chi ne ha più bisogno, lavoriamo sul campo, nei tribunali e attraverso la tecnologia. Abbiamo Scelto tre aree chiave: Justice for Journalists, Justice for Women & Children, Justice in the AI Age. Giustizia per i giornalisti, giustizia per le donne i bambini, giustizia nell’epoca dell’intelligenza artificiale. Oggi a milioni di donne e bambini vengono negati i propri diritti, i giornalisti vengono incarcerati a tassi record, e solo il 10% delle persone riesce a consultare un avvocato quando ne ha bisogno. Lottiamo per garantire che la giustizia sia gratuita, equa e alla portata di tutti. Abbiamo operato in Thailandia, Egitto, Guatemala, Malawi, Gambia,  Africa contro i signori della guerra in Congo e Darfur. Con la nostra rete globale di università stiamo potenziando la prossima generazione di avvocati formandoli come osservatori dei processi. Assegniamo borse di studio per giovani avvocatesse africane.

Mia Ceran: In che modo operate per i giornalisti?

George Clooney: Molti governi la prima cosa che vogliono fare è mettere a tacere i giornalisti perché vogliono che il loro messaggio sia l’unico ad essere ascoltato, vogliono governare anche la verità, e usano il sistema giudiziario per mettere, se possono, un giornalista dissenziente in carcere. Non si può difendere la democrazia senza proteggere chi dice la verità. Sono molto orgoglioso che oltre 100 giornalisti e attivisti sono stati liberati in seguito al monitoraggio dei processi e alle campagne di difesa della CFJ.

A. Clooney: L’AI sta avanzando molto velocemente e la giustizia non può permettersi di restare ferma. Puntiamo a diventare l’organizzazione leader nell’uso della IA per la protezione dei diritti umani, per questo ho co-fondato l’Oxford Institute of Technology and Justice e collaboriamo con l’AI for Good Lab of Microsoft per sviluppare una serie di strumenti basati sull’IA per salvaguardare i diritti nell’era digitale. Il nostro chatbot IA per le donne aiuta le vittime a conoscere i propri diritti in tempo reale, e le mette in contatto con avvocati gratuiti e verificati. Stiamo adattando strumenti simili per i giornalisti. Raggiungiamo oltre 100.000 giudici in 160 Paesi. Non si tratta di sostituire il giudizio umano, si tratta di supportarlo e di rendere gli standard internazionali accessibili e comprensibili a tutti.

G. Clooney: Il nostro impegno è proteggere i giornalisti e le donne su larga scala, non ci siamo ancora riusciti, ma con l’AI ora sappiamo come farlo. All’AI dedichiamo ora una parte enorme del nostro impegno. La settimana scorsa Amal e io eravamo insieme al presidente di Microsoft nella sua sede centrale, ci siamo seduti lì per undici ore e abbiamo capito che cosa possiamo e non possiamo fare, e di ciò di cui disporremo nel prossimo anno. Questo è il campo in cui stiamo imparando di più.  

M. Ceran: E’ pentito di aver contribuito alla rinuncia di Biden alle presidenziali, visto poi come è andata a finire con l’attuale presidenza?

G. Clooney: Avremmo perso con uno scarto enorme, eravamo con le spalle al muro, quando ho scritto l’editoriale ho detto che avremmo dovuto fare delle primarie e trovare un nuovo candidato, cosa che non abbiamo fatto, è un peccato che questo sia stato l’esito.  Ieri Trump ha detto ‘metteremo fine a una civiltà’, questo è un crimine di guerra (applausi dal pubblico del Palasport). Punto. Puoi sostenere idee conservatrici e credere a tutto questo, ma ci deve essere un limite di decenza , e noi diciamo che non oltrepasseremo quel limite (altri applausi dal pubblico). Gli USA  hanno compiuto e compiono molti errori, ma credo che nel tempo abbiano fatto anche molte cose straordinarie, che ancora sopravvivono”.

Alice: che cosa ne pensi dell’attivismo delle celebrità che spesso è stato definitivo e appare come ‘performativo’ per sostenere il proprio ‘brand’?

G. Clooney: Sì, il rischio è vedere a volte più la posa che la sostanza, ma cosa dovrei fare? Se ho avuto successo ho anche il diritto di dire la mia e parlare. La realtà è che falliamo molto più spesso di quanto abbiamo successo e per molte delle cause che abbracciamo possono passare anni prima di intravedere un chiaro percorso verso la giustizia. Amal e io abbiamo – insieme e individualmente – fatto pressione sul Congresso, abbiamo incontrato Presidenti e Primi Ministri, abbiamo parlato con l’ONU, abbiamo testimoniato davanti al Consiglio di Sicurezza. Sono stato arrestato e messo in prigione con mio padre, e questo a malapena ha cambiato le cose. Ma ogni volta che un giornalista viene liberato o che una vittima ottiene il suo giorno in tribunale  è una vittoria per loro, per le loro famiglie e per la giustizia.

A. Clooney: La giustizia deve essere difesa, un caso alla volta, un paese per volta e senza arrendersi mai. Le persone che cerchiamo di proteggere sono giornalisti e combattenti per la libertà di tutto il mondo che hanno sacrificato così tanto nella ricerca della giustizia. Il loro spirito, il loro coraggio e la loro forza ci ricordano chi siamo quando diamo il meglio di noi. Quindi scegliamo di lottare per la giustizia e la libertà, e speriamo che vi unirete a noi per fare lo stesso!

Il dialogo con George Clooney si conclude, le migliaia di studenti – evidentemente soddisfatti di quanto hanno ascoltato – sfollano ordinatamente e con efficienza cuneese per raggiungere i pulmann che li aspettano nel piazzale. Sugli spalti rimangono gli striscioni che hanno tappezzato questo evento evocando  il tema IMPEGNATI NEI DIRITTI: LAVORO, ESPRESSIONE, INFORMAZIONE, EDUCAZIONE, GIOCO, CREATIVITA’, PARITA’ DI GENERE, … Il tutto è raccolto in un libretto realizzato da Fondazione CRC insieme al Politecnico di Torino e al Centro Studi Athesis, dove si racconta ‘Chi ha avuto il coraggio di parlare quando era difficile farlo?’. Ci sono le storie di Martin Luther King jr, Nelson Mandela, Anna Politkovskaja, Malala Yousafzai, Adriano Olivetti, Gianni Rodari, Daniel Pennac, Margherita Hack, Maria Motessori, David Attenborough, Jane Goodall, Mahatma Gandhi. Storie e contenuti che non si trovano nei libri scolastici, ma che è importante divulgare auspicando che si accendano le ‘scintille dell’azione’: la mattinata con George Clooney aveva questo scopo.