Servono norme urgenti e strumenti concreti, dice il presidente Caffo in auzione in commissione Antimafia.
Se prima il contesto familiare era la via d’azione della criminalità, adesso social e app di gaming offrono lo spazio per ruclutamento e sfruttamento
Il ruolo crescente dello spazio digitale come terreno di reclutamento, adescamento, sfruttamento di minori da parte di organizzazioni criminali alle lacune del quadro normativo italiano ed europeo.
Sono i temi al centro dell’audizione del presidente della Fondazione SOS Il Telefono Azzurro Ets, Ernesto Caffo, alla sezione minori della Commissione parlamentare Antimafia.
Adescamento via social e app di gaming
Se in passato, infatti, le segnalazioni riguardavano soprattutto il contesto familiare – viene ricordato – oggi una parte crescente delle richieste di aiuto riguarda fenomeni online: dall’adescamento da parte di adulti al coinvolgimento diretto dei minori in attività criminali.
Il digitale “è diventato uno spazio in cui le organizzazioni criminali agiscono con sempre maggiore efficacia”. Nel corso dell’audizione è emerso anche il legame tra minori scomparsi, tratta e criminalità organizzata. “La scomparsa di un minore – è stato sottolineato – molto più spesso rappresenta l’esito di un percorso di adescamento e reclutamento già avviato, spesso online, che sfocia nello sfruttamento”.
Telefono Azzurro ha anche evidenziato come le organizzazioni criminali utilizzino social network, app di gaming e piattaforme cifrate per reclutare e sfruttare i minori.
Cosa fare?
Tra le proposte avanzate alla Commissione c’è l’introduzione di strumenti tecnologici più efficaci per il rilevamento dei contenuti illegali, così come il rafforzamento della collaborazione tra piattaforme e autorità, l’obbligo di educazione digitale nelle scuole e la creazione di un fondo dedicato al supporto psicologico delle vittime.
Inoltre sono da “colmare alcune lacune strutturali del sistema, come l’assenza di un meccanismo nazionale di allerta rapida per i minori scomparsi, la frammentazione delle informazioni tra istituzioni e la mancanza di percorsi stabili di reintegrazione per le vittime di tratta”.
“Quando un minore trova il coraggio di chiamare il 1.96.96 o di scrivere in chat, sta compiendo un atto di fiducia straordinario. Il compito del legislatore è garantire che questa fiducia non resti delusa”, ha ribadito Caffo.












