Giacomo Lasorella e Mark Zuckerberg (Foto LaPresse)

Corte UE dà ragione ad Agcom (e boccia Meta): legittimo equo compenso editori

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La decisione dell’Agcom impugnata da Meta è compatibile con il diritto europeo, scrivono i giudici del Lussemburgo. Agli editori la libertà di autorizzare l’uso online delle pubblicazioni anche a titolo gratuito o di negarlo.

Gli Stati membri possono riconoscere agli editori di giornali il diritto a un’equa remunerazione da parte delle piattaforme online che utilizzano i loro contenuti. Lo ha stabilito la Corte di Giustizia dell’Ue in una sentenza riguardante un ricorso di Meta contro l’Agcom.

Giacomo Lasorella (Foto LaPresse)
Giacomo Lasorella (Foto LaPresse)

Il caso Meta-Agcom

Il colosso tech aveva impugnato davanti al Tar una decisione dell’Autorità italiana con cui si stabilivano i criteri per definire il diritto a un’equa remunerazione a favore degli editori per l’uso online delle loro pubblicazioni, nonché un regime volto a garantire tale remunerazione. Per i giudici è invece compatibile con il diritto Ue.

Secondo il ricorso di Meta, la decisione dell’Agcom e la normativa italiana erano incompatibili con la direttiva sul diritto d’autore nel mercato unico digitale e con la libertà d’impresa garantita dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.
Per i giudici Ue, invece, il diritto alla remunerazione è compatibile con le norme comunitarie, a patto che la remunerazione costituisca il corrispettivo per l’autorizzazione all’uso online delle pubblicazioni e che gli editori restino liberi di concedere l’utilizzo anche a titolo gratuito o di negarlo.

Peraltro, secondo i giudici di Lussemburgo, non può essere richiesto alcun pagamento ai prestatori di servizi on line che non utilizzano le pubblicazioni. Gli obblighi imposti ai prestatori di avviare trattative con gli editori, senza limitare la visibilità dei contenuti durante il periodo, e di fornire i dati necessari per il calcolo della remunerazione, pur limitando la libertà d’impresa, per la Corte sono “giustificati”, in quanto contribuiscono agli obiettivi del diritto dell’Unione di garantire il buon funzionamento e l’equità del mercato per il diritto d’autore e di consentire agli editori di recuperare i propri investimenti.

Secondo la Corte questi obblighi, che rafforzano la tutela degli editori, consentono di instaurare un giusto equilibrio tra la libertà d’impresa, da un lato, e il diritto di proprietà intellettuale, nonché il diritto alla libertà e al pluralismo dei media, dall’altro.

Aria e Giacomelli (Agcom): “passaggio di rilievo nel processo di costruzione di un ecosistema digitale più equilibrato”

Laura Aria e Antonello Giacomelli, commissari dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, esprimono “viva soddisfazione” per la sentenza pronunciata oggi dalla Corte di giustizia dell’Unione europea.     Come detto, la Corte, chiamata a pronunciarsi su rinvio del Tar Lazio nell’ambito del contenzioso tra Meta e Agcom, ha affrontato il tema della compatibilità con il diritto dell’Unione del modello introdotto dall’ordinamento italiano e attuato dall’Autorità, imperniato sul riconoscimento di un equo compenso agli editori, nonché su poteri regolatori e di intervento attribuiti all’Agcom.
    Secondo i commissari, “la decisione della Corte rappresenta un passaggio di rilievo nel processo di costruzione di un ecosistema digitale più equilibrato, nel quale i diritti degli editori e la sostenibilità dell’informazione trovino adeguata tutela”. Particolare rilievo assume, secondo i commissari, “il riconoscimento della piena legittimità del ruolo dell’Agcom, cui è affidato il compito di definire criteri, vigilare sull’adempimento degli obblighi informativi e intervenire, ove necessario, nella determinazione del compenso. La Corte ha infatti ritenuto tali poteri coerenti con il diritto dell’Unione, in quanto strumenti funzionali a garantire l’effettività del sistema e a sostenere gli obiettivi di pluralismo e qualità dell’informazione”.

    “Le prerogative attribuite ad Agcom mirano a garantire l’effettiva attuazione dei diritti riconosciuti agli editori” dice testualmente il comunicato della Corte.
    “I principi affermati dalla Corte – dichiara Aria – confermano la correttezza dell’impianto normativo nazionale e il valore dell’azione svolta dall’Autorità in questi anni, volta a promuovere regole certe, trasparenza e condizioni eque nel rapporto tra piattaforme e operatori dell’informazione. La pronuncia richiede un rinnovato impegno per garantire un ecosistema digitale sostenibile, equo e rispettoso del valore dell’informazione professionale”.
    “La pronuncia della Corte – afferma Giacomelli – è una ottima notizia non solo per l’editoria italiana ma soprattutto per la tutela del pluralismo e della libertà di stampa, principi di civiltà che nessuna evoluzione tecnologica, se è realmente una evoluzione, può pretendere di cancellare”.

Capitanio (Agcom): sentenza epocale, lavoro giornalistico va pagato

“La sentenza della Corte di Giustizia Europea sull’equo compenso per giornalisti ed editori è, pur nella sua scontatezza, epocale. Viene ribadito che il lavoro giornalistico va pagato, lasciando intatta la libertà delle parti di negoziare sul prezzo”. Lo dichiara Massimiliano Capitanio, Commissario Agcom.
“Bisogna uscire dalla logica anacronistica dello scontro con le piattaforme – aggiunge – per sottolineare che una informazione di qualità farà bene a tutti, Ott compresi. Senza un equo compenso, siamo destinati a un giornalismo banale e artificiale, con seri rischi per la tenuta democratica. L’equo compenso deve basarsi su un’equa condivisione dei dati”.

Andrea Riffeser Monti - Presidente FIEG
Andrea Riffeser Monti – Presidente FIEG

Soddisfazione degli editori italiani

Soddisfazione per la decisione della Corte di Giustizia Ue è arrivata anche dalla Fieg, per il riconoscimento della compatibilità con il diritto europeo della normativa italiana sull’equa remunerazione degli editori per l’utilizzo online delle pubblicazioni giornalistiche.

Nel procedimento sollevato da META contro il Regolamento Agcom, e in cui è intervenuta anche la FIEG, la Corte europea ha chiarito che il diritto riconosciuto agli editori costituisce un legittimo corrispettivo economico per l’autorizzazione all’utilizzo online delle pubblicazioni e ha confermato la legittimità degli strumenti previsti dalla normativa italiana – inclusi gli obblighi di negoziazione, trasparenza e correttezza nelle trattative – finalizzati a garantire un equilibrio tra i diritti degli editori e la libertà d’impresa delle piattaforme digitali.

“La decisione della Corte di Giustizia europea conferma la validità del percorso intrapreso dall’Italia per tutelare l’informazione professionale nell’ecosistema digitale” ha dichiarato il Presidente della FIEG, Andrea Riffeser Monti. “Viene riconosciuto un principio essenziale, per il quale ci battiamo da anni: i contenuti editoriali hanno un valore economico e democratico che non può essere ignorato né utilizzato senza un’equa remunerazione”.

“Si tratta di una pronuncia che rafforza il ruolo dell’informazione di qualità e degli investimenti sostenuti quotidianamente dagli editori per garantire ai cittadini un’informazione affidabile, pluralista e professionale”, ha aggiunto il Presidente FIEG. “L’auspicio è che i principi affermati dalla Corte trovino ora piena e concreta applicazione, sbloccando le trattative pendenti e favorendo relazioni trasparenti ed equilibrate tra editori e piattaforme digitali, nel comune interesse della qualità dell’informazione e della democrazia europea”.

Federico Mollicone (Foto Ansa)
Federico Mollicone (Foto Ansa)

Mollicone (Fdi): Ora sintesi tra diritto d’autore e innovazione digitale

“Accogliamo con profonda soddisfazione la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea che conferma la legittimità del regolamento Agcom sull’equo compenso. È una vittoria per il nostro sistema editoriale e per la difesa della proprietà intellettuale nell’era digitale”.

Così il Presidente della Commissione Editoria della Camera, Federico Mollicone, commentando la decisione dei giudici di Lussemburgo sul ricorso presentato da Meta.

“Come sottolineato in più occasioni anche dalla Fieg, il valore dei contenuti giornalistici, frutto dell’ingegno e del lavoro professionale, non può essere drenato dai grandi player globali senza un giusto riconoscimento agli editori. Il nostro obiettivo, tuttavia, non è mai stato, e non sarà mai, la criminalizzazione delle piattaforme digitali. Al contrario, riconosciamo in esse dei partner tecnologici fondamentali per la diffusione della conoscenza e lo sviluppo economico. La sfida, oggi rafforzata da questa sentenza, è trovare una sintesi alta e necessaria: dobbiamo far convivere il rispetto sacrosanto della proprietà intellettuale con il dinamismo delle nuove tecnologie.”

Il Presidente Mollicone ha, quindi, concluso: “Invitiamo dunque tutti, come auspicato dalla stessa Corte, a definire un ecosistema digitale dove i nuovi strumenti di informazione e i big tech possano prosperare insieme a chi produce i contenuti. Difendere il diritto d’autore significa difendere la qualità del giornalismo e, in ultima analisi, la libertà di ogni cittadino di essere informato correttamente. Continueremo a lavorare insieme al Sottosegretario Barachini – anche attraverso una legge delega al governo specifica sul settore dell’editoria – affinché l’Italia sia capofila in Europa di questo nuovo equilibrio tra tradizione editoriale e futuro digitale.”

Mark Zuckerberg (foto Ansa)

La replica di Meta: nessun compenso senza uso delle news

A stretto giro è arrivata la replica di Meta. La holding social ha accolto con favore “la conferma da parte della Corte di Giustizia dell’Unione europea che l’articolo 15”, il diritto specifico a favore degli editori di giornali per l’uso online delle loro pubblicazioni da parte delle piattaforme online, consentendo loro in particolare di autorizzare o vietarne l’uso, “costituisce un diritto esclusivo e che non prevede alcun pagamento da parte dei provider quando questi non utilizzano pubblicazioni giornalistiche”.
“Esamineremo integralmente la decisione – ha aggiunto un portavoce – e collaboreremo in modo costruttivo quando la questione tornerà dinanzi ai tribunali italiani”.

Foto: Giacomo Lasorella e Mark Zuckerberg (Foto LaPresse)