L’IA e la tecnologia come alleata il concetto al centro dell’iniziativa di formazione realizzata con il supporto di Generali
Nell’epoca in cui l’intelligenza artificiale promette di scrivere, sintetizzare, selezionare e perfino “decidere” cosa vale la pena leggere, c’è chi prova a riportare il baricentro sull’essere umano. È il senso di ‘Ci sto! Umani per scelta nell’era dell’IA’, il nuovo percorso di media literacy promosso da IUSVE insieme a Avvenire, coordinato dal giornalista Gigio Rancilio, con la collaborazione dell’Conferenza Episcopale Italiana e il supporto di Generali.
Il progetto – presentato a Leone XIV al termine dell’udienza del 13 maggio in piazza San Pietro, alla vigilia della 60sima Giornata mondiale delle comunicazioni sociali – arriva in un momento in cui il dibattito sull’uso dell’AI nell’informazione non riguarda più soltanto editori, piattaforme o grandi gruppi tecnologici, ma entra direttamente nella quotidianità di studenti, famiglie, scuole e comunità educative.
L’obiettivo è insegnare a usare il digitale senza delegare completamente alle macchine il pensiero critico, la verifica delle fonti e la responsabilità delle scelte informative.
I contenuti saranno disponibili gratuitamente da giovedì 14 maggio sulla piattaforma di Avvenire, con un percorso di otto tappe tra testi, video, podcast e infografiche pensati per giovani, insegnanti, educatori e genitori.
L’architettura del progetto
Ogni modulo associa una parte del corpo umano a una competenza informativa. La testa diventa il luogo del pensiero critico, gli occhi il filtro contro fake e manipolazioni visive, le orecchie aiutano a comprendere chi controlla davvero il flusso delle notizie, mentre voce, cuore, gambe e corpo intero costruiscono una vera e propria pedagogia dell’informazione nell’era algoritmica. Una scelta narrativa che, in un mercato spesso dominato da dashboard, prompt e metriche, rimette simbolicamente al centro la dimensione fisica e relazionale della comunicazione.
“Viviamo in un ecosistema digitale che non si limita a connetterci: ci orienta”, osserva il direttore di Avvenire, Marco Girardo. “Ed è probabilmente questa la frase che sintetizza meglio il senso dell’operazione: nell’era dell’AI la vera competenza non è soltanto saper usare gli strumenti, ma imparare ad abitarli”, ha aggiunto, lasciando intendere la necessità di avere nella tecnologia un alleato che però non deve intaccare la responsabilità umana nell’informazione.
L’impegno di Generali
Dal punto di vista della comunicazione corporate, non passa inosservata la scelta di Generali di sostenere un progetto che lega innovazione, cittadinanza digitale e responsabilità sociale, in linea con la strategia del gruppo sul fronte della cultura, della formazione e della costruzione di comunità più consapevoli.
“La qualità dell’informazione, e la consapevolezza delle persone su rischi e opportunità offerti dall’IA sono requisiti indispensabili per una società aperta e orientata al futuro”, ha sottolineato Simone Bemporad, Group Chief Communications and Public Affairs Officer di Generali. “Per questo abbiamo deciso di supportare questo progetto che riteniamo possa favorire concretamente la consapevolezza dei cittadini, in particolare i più giovani, e favorire la partecipazione alla vita delle comunità di cui si sentono parte”.












