Dopo il referendum sulla riforma della giustizia e la vittoria del fronte del No, arriva una riflessione che potrebbe segnare un passaggio importante nel dibattito sulle riforme istituzionali e anche nel percorso di ‘ioCambio’, il movimento civico fondato nel 2022 da Nicola Drago, executive vice chairman del De Agostini.
In una comunicazione inviata alla propria community attraverso la newsletter ufficiale, Drago prende atto della sconfitta referendaria e arriva a una conclusione netta: “il metodo di riforma della Costituzione a colpi di maggioranza non funziona”.
Una valutazione che, nelle parole del presidente di ‘ioCambio’, non riguarda solo il recente voto sulla separazione delle carriere, ma chiama in causa l’intera stagione delle grandi riforme mancate, da Berlusconi nel 2006 a Renzi nel 2016 fino all’ultimo tentativo del governo Meloni.
Il messaggio ha anche un forte valore politico e organizzativo, perché per la prima volta Drago ammette apertamente che “la finestra riformista si è chiusa” e annuncia una fase di riflessione sul futur dell’associazione, nata con l’obiettivo dichiarato di promuovere stabilità di governo e riforma de premierato.
Non è un passaggio marginale. In questi anni ‘ioCambio’ ha costruito una community nazionale, organizzato eventi pubblici, prodotto ricerche, coinvolto costituzionalisti e imprenditori e ottenuto persino un’audizione alla Commissione Affari Costituzionali della Camera nel luglio 2025.
Ora, dopo la battuta d’arresto referendaria, l’associazione entra in una nuova fase per capire dove “indirizzare le energie e la piattaforma che abbiamo costruito in questi anni”. Scrive Drago: “È una risposta che richiederà qualche mese di riflessione”.
La lettera di Drago
A un mese e mezzo dalla vittoria del NO al referendum sulla giustizia vorrei condividere con voi alcune riflessioni, confermando le impressioni espresse a caldo nei giorni immediatamente successivi al voto.
Il metodo di riforma della costituzione “a colpi di maggioranza” non funziona
E non funziona per una ragione molto semplice: lo schieramento proponente, anche quando porta avanti una proposta credibile, magari non perfetta ma generalmente corretta e genuinamente riformatrice, al dunque si trova troppo solo.
Al momento della resa dei conti, cioè al referendum, di fronte a sé trova un fronte molto ampio e composito: non solo tutta l’opposizione, che in queste circostanze ritrova una compattezza irraggiungibile durante le elezioni politiche, ma anche i delusi dal governo, e ancora una parte degli astenuti abituali – che si ridestano contro il metodo o contro il merito della proposta -, i timorosi del cambiamento, che nel dubbio preferiscono lasciare tutto com’è; e infine tutti coloro che considerano la nostra la costituzione la più bella del mondo, categoria ancora molto folta nel Paese.
Fare i conti esatti della numerosità delle varie componenti è difficile, ma il buon senso e la statistica degli ultimi vent’anni confermano che il fronte degli oppositori è strutturalmente più forte di quello dei proponenti.
Non a caso, gli ultimi tre tentativi che hanno seguito questa strada sono tutti falliti: Berlusconi con l’aggiornamento della forma di governo nel 2006, Renzi con il superamento del bicameralismo perfetto nel 2016, e ora Meloni con la separazione delle carriere dei giudici nel 2026.
Sulla base di queste considerazioni, riteniamo che il cammino delle riforme istituzionali – e del premierato in particolare, progetto come sapete ben più ambizioso e impervio della riforma della giustizia – sarà interrotto per parecchio tempo, probabilmente per alcuni anni.
ioCambio è nata quasi cinque anni fa con un solo scopo: “promuovere le riforme istituzionali volte a garantire stabilità dei governi e senso di responsabilità della classe dirigente”.
In questi anni abbiamo investito tempo e risorse, ottenendo risultati che mai avremmo immaginato: una community di decine di migliaia di persone interessate all’argomento, diverse centinaia di persone incontrate nei tanti eventi organizzati, oltre duecento volontari pronti a dare una mano, una rete di costituzionalisti ed esperti davvero indipendenti e di prim’ordine, un’audizione alla Camera e rapporti istituzionali di alto livello che ci hanno consentito di contribuire concretamente al
miglioramento della proposta di premierato.
Tuttavia, non possiamo ignorare che questa battuta di arresto segna la conclusione di una finestra riformista che si era aperta.
Come associazione, dobbiamo ora capire come — e verso quale scopo — indirizzare le energie e la piattaforma che abbiamo costruito in questi anni. È una risposta che richiederà qualche mese di riflessione.
Nel frattempo, voglio ringraziarvi tutti per l’enorme sostegno che ci avete dato. Il percorso non sarebbe stato lo stesso e gli obiettivi non li avremmo raggiunti senza di voi.
Sono convinto che le occasioni per sfidare lo status quo esistano sempre, e che chi desidera il cambiamento e lavora per migliorare la vita della propria comunità trovi sempre il modo per dare un contributo.
Noi non saremo da meno!
Grazie di cuore,
Nicola Drago
Presidente ioCambio












