Terribile vitalità della cronaca nera ed echi di guerre nemmeno troppo lontane. E poi – nella politica – Trump contro il Papa e una frizzantissima e prolungata fase post referendum, con fratture all’interno del centro destra e ripensamenti strategici nel centro sinistra.
Un aprile frizzante, ma anche cruento, ha chiamato in causa i media informativi, televisivi e non, con continui aggiornamenti ed evoluzioni delle long stories sempre in corso.
Le cose cambiano a Garlasco, come per la famiglia del bosco, e la lista di femminicidi e violenze continua ad allungarsi. Venti di guerra, poi, sono confermati dall’Ucraina all’Iran, con l’inflazione prodotta dal caro energia che scuote le economie. Con un Donald Trump che attacca il Vaticano pacifista, ma poi si ritrova anche Giorgia Meloni in originale e inedita rotta di collisione.
In testa la ‘triade noir’
La Top 15 social dei programmi TV d’informazione prodotta per Primaonline da Sensemakers racconta i riflessi di questo scenario in movimento e di altro ancora.
Vincono Gianmarco Chiocci (e non è una novità) e poi Paolo Del Debbio e Gianluigi Nuzzi. Una triade ‘noir’, avvezza alle vicende del caso Poggi, occupa le prime posizioni nelle due classifiche. Ma lo fa nel contesto di performance dei vari attori editoriali sulle piattaforme complessivamente tendente al calo.
Una relativa riduzione di prestazioni online che nel caso della nostra classifica, è stata parzialmente compensata dall’introduzione nel monitoring delle Reel Views di Instagram, che vanno ad arricchire il perimetro delle visualizzazioni già raccolte sulle altre piattaforme analizzate.
L’impatto di questa novità risulta tuttavia meno marcato rispetto ad altri ranking verticali, poiché Instagram non rappresenta il principale canale di consumo e di espressione per questa categoria di
contenuto.
Se da un lato, quindi, si osserva una contrazione del 20% dell’engagement, dall’altro (grazie ai citati reel) emerge una crescita del 20% delle video views. Ne deriva quindi un effetto di sostanziale bilanciamento tra le due principali metriche in analisi.
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Chi vince, chi perde, chi cresce
Nella top 15 rimane schiacciante il predominio del Tg1, sia lato videoviews (153,2 milioni) sia fronte interactions (4,4 milioni). Il podio video registra la presenza al secondo posto di ‘Dentro la Notizia’ (82,6 milioni), con il salotto di Nuzzi spinto come detto dalle novità versante Garlasco.
Terza posizione per ‘Dritto e Rovescio’ (80,6 milioni) che forse, tra i brand informativi che in casa Mediaset mixano politica e cronaca nera, è quello che propone la ricetta a vocazione più social.
Del Debbio è secondo anche nel ranking interactions, davanti a ‘Report’ – tornato on air su Rai3 – che si colloca invece al quarto posto per videoviews.
Meritevole di essere menzionato, ad aprile, è proprio l’andamento del programma di Sigfrido Ranucci. Che è andato forte per ascolti (superando a più riprese il programma di Fabio Fazio sul Nove) secondo Auditel e sui social è riuscito ad opporsi al trend generalizzato di contrazione dell’engagement.
Le interazioni del programma risultano più che raddoppiate, mentre le video views crescono del 300% grazie anche all’integrazione di quasi 30 milioni di Reel Views Instagram, che rappresentano il 55% del totale delle visualizzazioni raccolte nel mese.
Ranucci contro Melania Trump. E Zampolli
Dall’analisi dei contenuti pubblicati emerge inoltre un tema particolarmente trainante nel corso del mese. Il conduttore e curatore, infatti, come lui stesso fa sapere attraverso i profili social personali, ha ricevuto una diffida da Paolo Zampolli, invitato speciale di Trump, dopo la messa in onda del servizio sul caso Epstein che ‘coinvolge’ Melania Trump.
Si nota come circa il 20% del totale delle interazioni raccolte da Ranucci nel mese sia stato ottenuto da post che contengono la parola ‘Epstein’ nella didascalia di descrizione dei contenuti pubblicati.
Carmelo Abbate trainante per Nuzzi
Performance in crescita anche per ‘Quarto Grado’, che in casa Mediaset è per tradizione il marchio per cui è più naturale trattare il tema Garlasco. E anche in questo caso Nuzzi si avvantaggia della clamorosa svolta delle indagini della procura, secondo la quale Andrea Sempio è l’unico colpevole dell’omicidio di Chiara.
Di particolare effetto social l’intervento di Carmelo Abbate, giornalista e opinionista della trasmissione, che ha parlato delle nuove prove e di una possibile istanza di revisione in favore di Stasi.
I contenuti pubblicati utilizzando il suo nome sono stati circa 40 e hanno generato un terzo del totale delle interazioni raccolte nel mese e il 22% delle video views complessive.
Il confronto tra editori
In tema ‘scuderie’ di marchi, aprile dice poi, fronte videoviews, Rai quattro presenze in classifica, Mediaset otto presenze, La7 a quota tre. Versante interazioni, invece, Rai tre presenze in classifica (ma di cui due sul podio), Mediaset sette presenze, La7 a quota cinque.

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Best performing post: in UK per i giovani è vietato fumare…
‘Dritto e Rovescio’ prevale su FB, ‘Report’ su X e Instagram, mentre il Tg1 raduna un numero imponente di interaction ‘over all’ su TikTok, con il post che vieta le sigarette ai giovani inglesi nati dopo il 2009.
Nei tre podi della quattro piattaforme monitorate alle fine sono presenti contenuti di un numero ristretto di brand Tv (cinque in tutto): ‘Tg1’, ‘Tg3’, ‘Report’, ‘Fuori dal Coro’, ‘Dritto e Rovescio’.
In particolare, spicca la presenza di Ranucci e company tra i migliori post di tre delle quattro piattaforme analizzate. A dimostrazione di una forte trasversalità dei contenuti postati e della capacità del programma di adattarli ai differenti social media.
I programmi Rai guidano le performance d’engagement di Instagram, X e TikTok, mentre su Facebook vince un commento di Paolo Del Debbio.

















