Il quotidiano accusa il Dipartimento della Difesa di aver introdotto una politica di accesso “ritorsiva”, “irragionevole” e “arbitraria”, che limita il lavoro dei giornalisti.
E’ stata depositata ieri, presso il tribunale federale di Washington, una seconda causa con cui il York New Times e il giornalista Julian E. Barnes citano in giudizio il Dipartimento della Difesa, il suo segretario Pete Hegseth, il portavoce capo del Pentagono Sean Parnell e il consigliere speciale Timothy Parlatore per la presunta incostituzionalità della nuova politica che impone ai giornalisti di accedere al Pentagono solo se accompagnati da una scorta ufficiale.
L’iter, in vigore da marzo, prevede che i giornalisti “per fare anche una sola domanda” chiamino o inviino una mail per fissare un appuntamento con un funzionario. Una volta ottenuta una risposta, ottengono una scorta, fanno la domanda e tornano nella biblioteca esterna al Pentagono per poi ripetere il processo con gli altri funzionari con cui hanno concordato altri appuntamenti
“Per riferire efficacemente sul Dipartimento, un giornalista deve spesso parlare con più di una dozzina di funzionari situati negli uffici delle relazioni pubbliche sparsi nell’edificio” si legge nel testo del ricorso, secondo quanto riportato dal Guardian. In passato invece i giornalisti potevano muoversi con libertà all’interno degli spazi non protetti, “così da poter passare da un ufficio stampa all’altro e porre domande con breve preavviso mentre gli eventi si svolgevano”.
La posizione del Pentagono
Il portavoce del Pentagono, Sean Parnell, ha subito pubblicato un post sulla piattaforma social X in risposta alla causa, definendola “nient’altro che un tentativo di rimuovere gli ostacoli che impediscono loro di mettere le mani su informazioni classificate”, e precisando che in nessun altro edificio federale è possibile alla stampa accedere senza una scorta.
A proposito dell’accusa di incostituzionalità ha dichiarato che “la politica del dipartimento è completamente legale ed è stata progettata in modo mirato per proteggere le informazioni sulla sicurezza nazionale da divulgazioni criminali illegali”.
La richiesta del Times
Il quotidiano chiede al tribunale di obbligare il Dipartimento della Difesa a revocare la restrizione, – “chiaramente ritorsiva, assolutamente irragionevole e manifestamente arbitraria e capricciosa”- che impedisce ai giornalisti un “accesso significativo al Pentagono” senza il quale risulta impossibile ottenere “informazioni uniche e di interesse pubblico” acquisibili soltanto di persona attraverso il confronto diretto con i funzionari.
A rendere urgente tale revoca il New York Times cita fatti come la cattura del presidente venezuelano Nicolas Maduro, la guerra in Iran, il recente licenziamento di vertici militari da parte di Pete Hegseth “che hanno aumentato l’importanza di un giornalismo indipendente”.
I precedenti
Lo scorso dicembre il quotidiano aveva già presentato una causa contro il Pentagono per le nuove regole sull’accesso dei reporter, in parte dichiarate incostituzionali da un giudice federale a marzo. Dopo quella decisione, il Dipartimento della Difesa ha introdotto ulteriori limitazioni, tra cui l’obbligo di scorta per i giornalisti e la chiusura degli spazi di lavoro dedicati alla stampa. Ad aprile il giudice ha stabilito che le nuove misure violavano il proprio ordine, ma il Pentagono ha fatto ricorso ottenendo dalla corte d’appello di mantenerle in vigore durante il procedimento.


















