Imprenditrici sotto pressione, ma resilienti e propense al fintech

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Oltre 3 imprenditrici su 4 percepiscono stereotipi o commenti legati al proprio genere da parte di investitori, clienti o partner. In 1 caso sue 2 la titolare non è percepita nel suo ruolo. Molte donne sono costrette a scegliere tra azienda e famiglia: con l’arrivo di un figlio l’attività rallenta per 1 su 3.

Sono alcuni dei risultati dell’indagine su 223 titolari d’impresa italiane, condotta nell’aprile 2026 dall’Associazione GammaDonna per l’azienda fintech europea wamo. L’obiettivo è mappare le principali sfide finanziarie e di crescita affrontate dalle donne nel mondo del business.

Le founder di startup risultano le più penalizzate nel rapporto con i VC. Tra i bisogni più urgenti, più che l’accesso ai finanziamenti, emerge ‘avere più tempo per sé’.

Il dato positivo

Nonostante le difficoltà, metà delle imprenditrici non ha mai pensato di rinunciare alla propria azienda e consiglierebbe ad altre donne di avviare un’impresa. La maggior parte, inoltre, riporta un livello medio-alto di sicurezza nella gestione finanziaria (79%), con una crescente adozione e apertura verso strumenti fintech e un’attenzione prioritaria verso un modello di leadership più sostenibile.

Le criticità emerse

Quasi la metà delle imprenditrici (46%) almeno qualche volta si è sentita meno considerata rispetto ai colleghi uomini nel rapporto con istituti di credito e investitori e il 38% ha evitato di candidarsi a bandi, premi o finanziamenti per timore di non essere all’altezza.
Le criticità operative, tuttavia, superano quelle finanziarie. L’ostacolo alla sopravvivenza dell’azienda più citato è ‘Insoddisfazione o difficoltà nella gestione del business’ (46%), seguito da ‘Burocrazia e complessità normativa’ (40%).

Trovare e trattenere i collaboratori giusti restano un problema. Le imprenditrici l’indicano tra i motivi che hanno spinto almeno una volta a considerare la chiusura dell’attività (36%), ma soprattutto come ostacolo numero uno alla crescita (59%).

I desideri più urgenti

‘Avere più tempo per me stessa’ (26%) supera di gran lunga i bisogni aziendali come ‘Avere un/una socio/co-founder’ e ‘Trovare mentor o rete di supporto’(19%), ‘Ottenere maggiore riconoscimento e credibilità nel mercato? (18%), ‘Accedere più facilmente a finanziamenti o bandi’ (15%) e altre necessità minori (2%).

Gli strumenti finanziari e il loro uso

Cresce la domanda di strumenti fintech da affiancare alla banca tradizionale. Spingono bisogni di commissioni basse e trasparenti (79%) e la qualità dell’esperienza digitale tramite App mobile e accesso online (72%). Men importanti la presenza di un IBAN italiano (26%) o la possibilità di effettuare pagamenti fiscali (27%), sebbene questa sia una delle operazioni più frequenti dal conto aziendale.

La molla dell’indagine

“Quando abbiamo lanciato Women Who Build Europe, la nostra campagna a sostegno dell’imprenditoria femminile, ci siamo accorti che i dati più recenti per delineare il mercato risalivano al periodo pre-pandemico. Oggi, grazie al quadro tracciato con Associazione GammaDonna, siamo finalmente in grado di dare risposte a nuovi bisogni, in un contesto profondamente mutato negli ultimi anni.”, spiega Antonio Mazza, Country Manager Italy di wamo.

Antonio Mazza



“Le difficoltà percepite dalle founder non riguardano solo accesso a capitale o crescita, ma soprattutto la sostenibilità quotidiana della gestione aziendale, Per questo stiamo lavorando all’introduzione di Agenti AI nei conti aziendali a cui delegare compiti ripetitivi e time-consuming, che troppo spesso costringono le founder a sacrificare spazi di vita e benessere personale”.