Secondo il Washington Post, telefonate dell’ultimo minuto con i leader del settore hanno convinto Trump a non firmare l’ordine esecutivo sulle verifiche di sicurezza per modelli e sistemi non ancora resi pubblici. Un’attività di lobbying che, rileva il giornale, rende evidente l’influenza di questi paperoni sull’amministrazione, mentre tra l’elettorato cresce il timore per gli impatti dell’IA
Pressioni della Silicon Valley hanno contribuito a bloccare l’atteso ordine esecutivo del presidente degli Usa Donald Trump sull’intelligenza artificiale. Lo scrive il Washington Post, secondo cui la firma – prevista per giovedì – sarebbe stata posticipata dopo che, in telefonate dell’ultimo minuto, i leader del settore avrebbero insinuato il dubbio nel presidente sulla possibilità che un sistema di verifica della sicurezza possa ostacolare lo sviluppo di questa tecnologia fondamentale.
Adesione volontaria e una finestra di 90 giorni
Dopo settimane di discussioni, in cui comunque erao stati sempre i leader del settore, la Casa Bianca – scrive il giornale – era giunta a una bozza che, secondo i funzionari, era in grado di bilanciare le preoccupazioni per la sicurezza con le esigenze del settore. “L’ordine, spiega il Washington Post, avrebbe creato un sistema volontario in base al quale le aziende avrebbero fornito al governo un’anteprima dei sistemi di IA più avanzati, fino a 90 giorni prima del rilascio, in modo che le agenzie avessero la possibilità di testare i modelli per individuare potenziali pericoli, identificare le vulnerabilità e preparare difese prima che hacker o avversari stranieri potessero sfruttarle”.
Il sistema volontario era molto meno rigoroso dei test obbligatori richiesti da alcuni alleati di Trump, che non richiedeva – sembra di capire – una preapprovazione o permesso governativo per lo sviluppo, la pubblicazione, il rilascio.
Tuttavia, i leader del settore teck – compreso l’ex Zar dell’IA David Sacks – avrebbero avvertito il presidente che, anche se volontario, il sistema potrebbe di fatto trasformarsi in un regime obbligatorio.
In una battaglia tra posizioni contrapposte, alcuni funzionari dell’amministrazione hanno sostenuto che, senza un processo di revisione, la Cina possa essere in grado di manipolare i nuovi modelli per lanciare attacchi contro gli Stati Uniti.
Viceversa altri leggono nel processo di verifica il rischio di un freno all’innovazione con il pericolo di far perdere al paese la corsa all’intelligenza artificiale, proprio a favore della Cina.
Il peso della Silicon Valley
Quello che resta evidente, ha rimarcato il giornale è il ruolo divisivo e di arma a doppio taglio che l’intelligenza artificiale ha assunto nell’universo politico trumpiano. Con contrapposti da una parte Musk, Sacks e le principali aziende tech che potrebbero rivelarsi fondamentali per le future campagne di raccolta fondi del Partito Repubblicano, oltre ad aver avuto un ruolo attivo nella sua rielezione.
Dall’altra l’elettorato Maga – e non solo – schiacciati dal timore che la tecnologia possa causare la perdita di posti di lavoro e aumentare i costi dell’energia elettrica. Voce che, tra l’altro, nelle ultime settimane sta diventando sempre più rilevante.


















