Al ventennale dell’associazione tecnico industriale svoltasi in Vaticano a pochi giorni dall’enciclica papale sull’Ai è partita una nuova riflessione sui valori di tecnologie e innovazione e la via indicata è: responsabilità e costruzione della fiducia per una nuova cultura industriale
A vent’anni dalla sua fondazione l’Hd Forum Italia si trova a un punto di svolta. L’associazione vede lavorare fianco a fianco un centinaio di ingegneri provenienti da tutti i soggetti impegnati nella sfida di definire gli standard tecnologici delle trasmissioni audiovideo, in alta definizione all’inizio e ora nella loro naturale evoluzione nell’ultra Hd: siano broadcaster come Rai, Mediaset eLa7, sia operatori di rete come RaiWay, Ei Towers, Persidera, Eutelsat, sia produttori di apparati tv e decoder, come Lg, Sony. E dal 2016, con una partnership strategica, si è aggiunta di fatto la Santa Sede, che ha portato a collaborare con Hd Forum Italia la Segreteria per la Comunicazione della Santa Sede a cui fanno capo i media vaticani.
Di questa svolta si è parlato nell’incontro tenutosi ieri martedì 26 maggio nella sala S. Pio X presso il Dicastero vaticano per la Comunicazione. Indetto per celebrare i venti anni del Forum attorno al tema della convergenza tra i media digitali, si è fin da subito spostato su un tema ben preciso: l’intelligenza artificiale. Il fatto che il convegno si sia svolto subito dopo la pubblicazione di Magnifica Humanitas, la prima enciclica di Papa Leone XIV proprio sui temi delle tecnologie e dell’Ai non poteva non reindirizzare l’intero incontro su questa strada.
Come ha messo in chiaroMonsignor Lucio Adrián Ruiz, Segretario del Dicastero per la Comunicazione, adesso è il tempo di passare, come obiettivi, dall’altissima definizione, di fatto ormai raggiunta, all’altissima qualità, perchè l’Ai sta ponendo problemi che non sono eludibili e attorno ai quali bisogna costruire un nuovo ecosistema, costruendo regole e consensi su un punto fondamentale: è la presenza del ruolo umano l’unica garanzia per un uso corretto dell’Ai. Perchè senza intervento umano l’Ai da sola va avanti per la sua strada comunque. Come ha dimostrato Andrea Cisternino, docente dell’Università di Pisa che ha spiegato come l’Ai possa dare anche il modo di superare i suoi limiti. Come quello, per esempio in ChatGpt, di creare video non più lunghi di 30 secondi. Cisternino ha dimostrato come con poche ore di lavoro di apprendimento, da parte dell’utente umano, si possa arrivare a produrre un video di 30 minuti incatenando una serie di prompt alla cui definizione ha preso parte la stessa Ai. Viene fuori un bel video, ma è vero? No, anche perché gli algoritmi non ragionano, fanno statistiche e ogni nuova domanda cambia i numeri delle statistiche. Per questo scrivendo un identico prompt in tre momenti diversi, si hanno risposte diverse.
Bisogna partire da quello che l’Ai non riesce ancora a fare: creare fiducia e affidabilità. Come ha detto il vice Ceo di Almaviva Antonio Amati durante la tavola rotonda, bisogna passare dalla “fiducia ingenua a una fiducia consapevole”. Ma questo è un obiettivo che va costruito assieme. Anche perché su questi temi non c’è più tempo da perdere: lo dicono i dati presentati da Mark Harrison. L’uomo che ha gestito il passaggio della britannica Bbc dall’analogico al digitale e che oggi ha fondato e guida Dpp, un network di aziende e professionisti che lavora per definire standard tecnologici per la streaming tv. Harrison ha spiegato come dall’incrocio tra la discesa della audience delle tv tradizionale e la corrispettiva crescita dell’online come fonte di intrattenimento e informazione si sia creato un ambiente di sviluppo dell’Ai senza precedenti. L’anno scorso le ore trascorse dagli utenti nell’interrogazione delle chatbot di Ai si sono quintuplicate rispetto all’anno prima. Mettendo assieme questo, l’andamento delle fruizioni video che vedono al primo posto ovunque nel mondo prodotti delle Big Tech a stelle striscie (sempre YouTube nei maggiori Paesi dall’America all’Europa all’Asia, e quando non è YouTube è Netflix) il rischio che emerge nettissimo è che si sia tutti su un ottovolante che non si sa dove possa andare perché non si sa quali siano le regole che lo guidano. Ma si può ancora intervenire: gli utenti usano l’Ai, si informano sui social e sulle piattaforme online, lo fanno sempre di più ma parallelamente sta crescendo il senso di sfiducia. Lo ha confermato Massimo Facchini, Responsabile per la divisione Sanità e PA di Accenture. E’ tempo quindi di tornare a ragionare su tecnologia e innovazione, sul loro rapporto con la cultura e con la nostra storia. E riappropriarsi di concetti e ambiti. A partire da quello di “memoria”, che, come ha detto Monsignor Ruiz, non è un magazzino di dati ma la nostra storia. E, ha ribadito Dario Edoardo Viganò, vicecancelliere delle Pontificie Accademie delle Scienze, la memoria è propria degli esseri umani, che la elaborano, ordinano i suoi contenuti secondo dei valori, mentre gli algoritmi usano solo archivi di dati, non organizzati, frammentati: un magma manipolabile in ogni modo. E gli algoritmi li scelgono solo in base all’obiettivo di attirare più attenzione possibile. Possono avere successo ma non sono informazioni affidabili perché non è quello il loro obiettivo. Che è ciò a cui devono invece puntare i media. La strada da percorrere è quindi duplice, da una parte far crescere una riflessione sempre più ampia su cosa sia innovazione e cosa no e quali limiti porre. Dall’altra elaborare assieme il nuovo ecosistema in cui valori e regole, tecnologie ed economia trovino un nuovo equilibrio. Ed è a questa elaborazione comune che sta pensando Hd Forum Italia peri suoi prossimi dieci anni. Lo ha detto esplicitamente il presidente Tonio Di Stefano: il modello messo a punto da Hd Forum in questi 20 anni è esportabile e applicabile all’intera filiera. Si deve quindi uscire dall’ambito originario delle tecnologie di produzione e distribuzione video per arrivare a coinvolgere anche la creazione dei contenuti.
E nel frattempo? Evitare le sirene delle Big Tech. Come ha detto l’ad di Rai Way Roberto Cecatto,non esistono investimenti così ingenti come quelli che richiede l’Ai in termini di server, data center, potenza di calcolo, consumi energetici, che non abbiano dietro un business plan che generi ritorni economici adeguati. Ma questi ricavi al momento non si vedono. Quindi c’è da aspettarsi prima o poi qualche sorpresa. E comunque – ha concluso Cecatto – lui usa ovviamente molta Ai nel suo lavoro. Ma sta notando che una parte del tempo che risparmia lo deve poi riperdere per verificarne con attenzione crescente le risposte.
(Nella foto, i relatori del convegno di Hd Forum Italia. Da sinistra, il presidente di Hd Forum Italia Tonio di Stefano, Antonio Cisternino, docente dell’Università di Pisa; Monsignor Lucio Adrián Ruiz, Segretario del Dicastero per la Comunicazione, Antonio Amati, Deputy Ceo Almaviva, Mark Harrison, fondatore e Chief Content Officer Dpp, Benito Manlio Mari, Segretario Generale Hd Forum Italia, Massimiliano Facchini, Responsabile divisione Sanità e PA Acccenture)












