Per gli italiani meglio spesa in cultura che beni lusso. Censis: ma i biglietti cari sono un limite

Condividi

Gli italiani danno ancora valore alla cultura, che giudicano prima di tutto un mezzo per migliorarsi e creare opportunità lavorative. Ma quasi uno su due giudica i costi di accesso troppo alti

La cultura, in Italia, è sempre più percepita come un investimento su sé stessi. Lo dimostrano i dati del Rapporto del Censis ‘Musei di vetro. Il nuovo rapporto degli italiani con i luoghi della cultura’, presentato a Roma, dal quale emerge che per l’89% degli italiani spendere per esperienze culturali è più importante che acquistare beni di lusso. Con una nota stonata, però: per il 47% il prezzo del biglietto rappresenta una barriera d’accesso.

Conservazione e ruolo educativo

Il rapporto è stato presentato da Giorgio De Rita, Segretario generale Censis e Nicoletta Diotallevi, Area Cultura Censis, con il coinvolgimento nella discussione di Claudio Strinati, direttore Accademia Nazionale di San Luca, Antonio Calabrò, presidente Museimpresa, Francesca Cappelletti, direttrice galleria Borghese, Maurizio Lupi, presidente Fondazione Costruiamo il Futuro, Federica Rinaldi, direttrice Museo Nazionale Romano.

Nel dettaglio – sintetizza AdnKronos -, se una larga parte degli italiani (il 43%) indica come missione principale dei musei la conservazione del patrimonio artistico e la sua tutela, il 34,9% ne riconosce soprattutto il ruolo educativo e di trasmissione della conoscenza, mentre per il 15,3% degli intervistati, i luoghi della cultura devono offrire un’esperienza piacevole da fruire nel tempo libero, mentre soltanto il 5,2% ritiene che debbano favorire inclusione, benessere e socialità all’interno delle comunità.

Costi prima barriera

I dati del rapporto evidenziano però che la prima barriera d’accesso alla fruizione della cultura è rappresentata dal prezzo del biglietto. Tra il 2004 e il 2024, mentre la spesa complessiva delle famiglie per la cultura è diminuita del 33,9%, la spesa per le esperienze culturali (andare al cinema, a teatro, ai concerti, visitare mostre e musei) è aumentata del 36%, sfiorando 1,3 miliardi di euro. Sulla partecipazione dei cittadini pesano soprattutto il costo del biglietto, come segnalato dal 47% degli italiani, e la mancanza di tempo (28,6%). Mentre il 24,8% si dice semplicemente disinteressato e il 17,8% lamenta una scarsa comprensione dei contenuti delle esposizioni.

L’indagine ha sondato quali sono le condizioni che, secondo gli intervistati, migliorerebbero sensibilmente l’offerta dei luoghi della cultura. Al primo posto, per ben il 44%, c’è l’ingresso libero, seguito dalle visite guidate, che si confermano tra le opzioni più apprezzate (38%), mentre per ora solo il 10,6% predilige strumenti esperienziali immersivi (gamification, proiezioni immersive, ecc.).

Cultura per se stessi

L’89% degli italiani ritiene che spendere per le esperienze culturali sia più importante che acquistare beni di lusso. Per l’86,7% accrescere il proprio livello culturale può aumentare le opportunità di lavoro. L’83,5% lo reputa determinante per costruire la propria identità: vivere esperienze culturali definisce lo status sociale almeno quanto i parametri reddituali.

Dal report emerge inoltre un dato sui musei d’impresa, che oggi esprimono un potenziale di attrazione di pubblico molto elevato. Il 32% degli italiani ne ha già visitato uno e il 50,2% non lo ha mai fatto ma è interessato a farlo (i più curiosi sono gli adulti tra i 35 e i 64 anni, tra i quali si raggiunge il 58,9%). L’87,4% identifica nei musei d’impresa uno strumento al servizio della salvaguardia della memoria e dell’identità di un territorio. L’85% ritiene che possano valorizzare efficacemente il made in Italy e il saper fare italiano, eccellenza nel mondo. Per l’80,5% sono veicoli di trasmissione di competenze e mestieri alle giovani generazioni.

In apertura: Musei Vaticani (foto Ansa)