Nessun “coinvolgimento in indagini”, men che meno “segnalazioni di reato” su Nicole Minetti e sul compagno Giuseppe Cipriani, né in Uruguay né in Spagna. E testimonianze raccolte che “smentiscono” i racconti della massaggiatrice, che aveva lavorato nella tenuta dell’imprenditore a Punta del Este, relativi a “feste con droga e sesso a cui avrebbe preso parte” l’ex igienista dentale e showgirl. E nemmeno “irregolarità” da parte della coppia “nel procedimento di adozione”.
Sono nette le parole con cui la procuratrice generale di Milano Francesca Nanni conferma il parere positivo già espresso, dopo poco più di un mese di nuovi accertamenti sul caso della grazia concessa, con decreto del Presidente della Repubblica il 18 febbraio, all’ex consigliera lombarda condannata a 3 anni e 11 mesi per favoreggiamento della prostituzione nel “Ruby bis” e per peculato sulle spese al Pirellone. Era stato il Capo dello Stato Sergio Mattarella, il 27 aprile, a chiedere al Ministero della Giustizia “di voler provvedere ad acquisire” le “necessarie informazioni idonee a riscontrare la fondatezza” delle “notizie di stampa in ordine alla supposta falsità degli elementi rappresentati nella domanda di clemenza”, dopo un’inchiesta giornalistica pubblicata dal Fatto Quotidiano.
Il ministro Nordio
“Ritengo che la vicenda si chiuda qui perché il parere della procura generale a seguito di indagini molto minuziose è nettissimo. Si tratta di notizie fasulle, puramente inventate”, ha commentato il ministro della giustizia Carlo Nordio in un’intervista al Tg1. “Mi è dispiaciuto che sia stato attaccato anche il Quirinale, questo si. E mi è dispiaciuto poi che siano state impiegate tante energie anche da parte della magistratura per una vicenda che sin dall’inizio si presentava infondata”, ha proseguito il ministro.
Sulla vicenda per il ministro si era poi aperto anche un fronte media, con le rivelazioni di Sigfrido Ranucci, ospite da Bianca Berlinguer, sulla sua presunta presenza nel ranch del compagno di Minetti. Rivelazione che aveva portato il guardasigilli a intraprendere una causa civile contro i due giornalisti e Mediaset.
“Sicuramente sì, andrò avanti. Non nei confronti di Ranucci che si è scusato ma nei confronti di Mediaset e della Berlinguer e l’eventuale risarcimento sarà devoluto in beneficenza”, ha detto Nordio, ribadendo l’intenzione di proseguire in relazione alla causa.
I legali di Minetti
I legali di Minetti, gli avvocati Antonella Calcaterra, Emanuele Fisicaro e Paolo Siniscalchi, intanto hanno ribadito che chiederanno i danni: “oggetto delle prime richieste risarcitorie sono oltre cinquanta articoli pubblicati anche nelle rispettive edizioni online dalla testata ‘Il Fatto Quotidiano'”, oltre a una puntata di ‘È sempre Cartabianca’ e un’altra di ‘Report’.
“Noi abbiamo fatto un’inchiesta per raccontare una storia. Prendiamo atto che le notizie che abbiamo raccontato non vengono considerate vere senza sentire la fonte da cui provengono. Curioso”, ha commentato a Un Giorno da Pecora, su Rai Radio1, il direttore del sito del Fatto Quotidiano Peter Gomez, ospite in studio della trasmissione di Giorgio Lauro e Nancy Brilli.
Il giornalista ha osservato che “si scrive che non è stata fatta la rogatoria, perché non si poteva fare, quindi non hanno sentito la testimone che noi abbiamo intervistato”.
“Non hanno fatto altri atti di indagine, se non appoggiandosi all’Interpol, ma hanno stabilito sulla base di indagini difensive, e di qualcuno che hanno sentito, che non è vero quello che ha detto a noi la testimone. Le inchieste del Fatto – ha concluso – non finiscono qui”.
“Contrariamente a quanto riportato sul Fatto Quotidiano – ha spiegato la Pg Nanni – risulta che il decesso in circostanze non chiare non riguarda il legale dei genitori del figlio adottivo, ma si tratta del legale di quest’ultimo, favorevole alla adozione”.
Nel procedimento “non vi è stata alcuna battaglia legale, non essendosi costituiti i genitori naturali” ed essendo “risultata da sempre irreperibile la madre biologica”. Il Procuratore uruguaiano ha riferito che “in relazione al decesso del legale del minore” non vi sono ipotesi di reato. E non emergono “irregolarità nel procedimento di adozione riconosciuto in Italia”. Non c’è alcun indagine su Minetti e Cipriani ed è “confermato il grave quadro sanitario del minore in cura al Boston Children’s Hospital che richiede la presenza della madre” per “controlli e terapie”. Ed è confermato “il volontariato in Italia e la presenza pressoché stabile in Italia di Minetti” dal gennaio 2024 al 2025. In più “risultano smentite da numerose dichiarazioni assunte in sede di indagini difensive” e da quelle “rese ai Carabinieri da persone informate sui fatti, le affermazioni” su “feste con droga e sesso”.
Quirinale prende atto delle conclusioni
“L’Autorità giudiziaria competente -la Procura Generale presso la Corte d’Appello di Milano- ha condotto gli accertamenti, richiesti dalla Presidenza della Repubblica e sollecitati dal ministero della Giustizia, sulla asserita infondatezza delle condizioni che hanno portato alla concessione della grazia alla signora Minetti. La Procura Generale, su presunti fatti raffigurati in notizie di stampa, ha disposto accurate verifiche in ogni direzione necessaria, per il tramite degli organismi di Polizia italiani e dell’Interpol, giungendo alla conclusione che essi non corrispondono al vero. Il Presidente della Repubblica, che aveva chiesto pubblicamente al ministero della Giustizia –che ringrazia per avervi sollecitamente provveduto– di far disporre nuovi accertamenti, ha preso atto con rispetto delle conclusioni della Procura Generale di Milano, in base alle quali non si ravvisano motivi per una rivalutazione del provvedimento di clemenza adottato, ribadendo la propria fiducia nella Magistratura”.
E’ quanto riporta un comunicato diffuso dal Quirinale.
“Si ricorda –per corretta e autentica informazione– che, da oltre undici anni, quando una domanda di grazia è accompagnata dal parere favorevole degli organi giudiziari competenti, il Presidente della Repubblica -puntualizza la nota- concede abitualmente la grazia, senza farsi influenzare da considerazioni estranee alle finalità umanitarie della grazia”.
“Per opportuna informazione va aggiunto che, per il decreto di grazia in questione, il Quirinale non si è discostato dai comportamenti abituali, senza alcuna inconsueta segretezza: nella maggior parte dei casi di concessione di grazia non viene emesso comunicato da parte del Quirinale, in ragione della presenza di dati sensibili –malattie, vicende e relazioni familiari, coinvolgimento di bambini e altri aspetti delicati– che vanno doverosamente tenuti al riparo da forme di divulgazione”.
“Per offrire un preciso elemento di valutazione, nel mandato presidenziale in corso -conclude la nota- da oltre quattro anni sono state concesse 42 grazie: per 12 di esse vi è stato un comunicato che le ha rese note, mentre non vi è stato comunicato per 30 casi perché questi coinvolgevano dati sensibili. La Presidenza della Repubblica osserva il rispetto del divieto della loro diffusione”.
Nicole Minetti (foto LaPresse)












