Meloni videomessaggio

La viralità è il messaggio

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Ci è mancato davvero poco. Sarebbe servita una manciata di qualche decina di migliaia di follower, sparsi qui e la tra Instagram e TikTok, per consentire a Giorgia Meloni di guadagnare al termina di una settimana social alquanto intensa, per non dire assurda, un nuovo milione di follower. Invece, il conteggio finale, dal 15 al 21, si è fermato a 972 mila, di cui solo 482 mila sono quelli che hanno cominciato a seguire la pagina Facebook, che ha superato i 6 milioni di follower, e 313 mila sono stati invece i nuovi follower dell’account Instagram che veleggia sereno verso i 7.3 milioni di iscritti.

Il picco più significativo è stato ovviamente raggiunto venerdì 19 giungo all’apice del botta e risposta con le dichiarazioni del presidente Donald Trump: 183 mila su Facebook, 100 mila su TikTok e 88 mila nuovi follower su Instagram. Al cospetto di questi dati, coloro che ancora pensano che siano solo delle innocue operazioni aritmetiche sono fuori dal mondo, anzi vivranno pure con due piedi in questo mondo, ma rimangono del tutto estranei all’infosfera e alle sue dinamiche.

Una estraneità che dippiù rende impossibile comprendere le traiettorie dell’opinione pubblica online e la complessità degli eventi geo-politici. Al tempo stesso, c’è un altro dato digitale che non può essere snobbato ed è quello del coinvolgimento degli utenti, cioè della capacità di un contenuto pubblicato sulle piattaforme social di catturare quei pochi secondi della nostra attenzione.

Sempre restando sugli account di Giorgia Meloni, l’engagement di Facebook, che misura il coinvolgimento del canale, nell’ultima settimana è stato del 5,8%, in crescita rispetto ai sette giorni precedenti del 280%, quello di Instagram ha toccato il 7,7%, con una differenza in positivo del 51%, infine l’engagement di TikTok è stato del 9,1%, con una crescita sulla settimana dall’8 al 14 di giugno, addirittura del 435%.Numeri e percentuali che hanno una profonda anima politica e che non possono essere sbrigativamente classificati come vuote metriche di vanità.

Meloni videomessaggio

Una fanbase che cresce e che continua a partecipare con intensità e frequenza, mediante una mobilitazione digitale a basso voltaggio che si limita a condividere un post o un reel, contribuisce a rendere virale un contenuto, a portarlo in quelle comunità cognitive che diversamente non avrebbero mai visto quel messaggio. Se la nostra verità non è oltremodo portatrice di un’audience vasta e di una viralità globale, il rischio più grande è che rimanga una verità dimezzata e minoritaria, destinata a soccombere alle narrazioni polarizzanti. Ecco perché, a prescindere dai triti luoghi comuni sui follower BOT o su quelli che arrivano dall’India o dal Pakistan, la settimana social di Meloni è tutt’altro che priva di valore.

Renée DiResta che insegna presso la McCourt School of Public Policy della Georgetown University, ci ricorda che “la moneta di scambio dei social media non è l’autorevolezza o l’accuratezza, ma il coinvolgimento”.

I leader mondiali, da Trump a Zelensky, da Meloni a Khamenei “competono per lo stesso pubblico e, poiché gli utenti sono partecipanti attivi, il contenuto più accattivante ottiene la maggiore diffusione, a prescindere dalla sua origine o intenzione”.

Così osservando i contenuti postati da Giorgia Meloni su Facebook nel battibecco social innescato da Trump i dati dei commenti positivi ci confermano quanto questi siano risultati più coinvolgenti rispetto a quelli dell’altra settimana: i commenti positivi sono stati 83.227 con un balzo del 120%, mentre quelli negativi, che solitamente per tutti i leader sono più alti, si sono fermati a 46.776, con una crescita di solo il 21%.

In un’epoca in cui il politico è un leader algoritmico, l’audience integra e in taluni casi sostituisce la reputazione, è una sorta di ideologia che ha mutato la viralità in messaggio.