Per l’ex presidente del Coni e di Fondazione Milano Cortina, elezione con quasi il 70% dei voti. “Da solo non posso fare nulla, ma con voi posso fare tutto” le sue prime parole, con un appello all’unità per rilanciare il calcio. Tra le sue priorità ripristinare il rapporto con una parte della politica
Giovanni Malagò è il nuovo presidente della Federcalcio. L’ex presidente del Coni e di Fondazione Milano Cortina ha ottenuto il 68,58% dei voti dall’assemblea Figc, chiamata a dare una nuova guida al calcio italiano dopo le dimissioni di Gabriele Gravina, a seguito della mancata qualificazione della nazionale ai Mondiali 2026. Il suo principale sfidante, Giancarlo Abete, si è fremato all 29,17%.
Nel dettaglio, ha ottenuto 343,084 preferenze, contro le 145,036 di Abete, mentre le schede bianche sono state 11,72, pari al 2.25%.
Elezione senza sorprese
L’elezione è arrivata senza troppe sorprese visto che nel corso delle scorse settimane, progressivamente si erano espressi a favore di Malagò Serie A, Serie B, Assoallenatori (AIAC) e Assocalciatori (AIC). Al netto del pronunciamento della Lega Dilettanti a favore di Abete, la sola incognita era rappresentata dunque dalla Lega Pro di Matteo Marani.
Tra l’altro nei giorni scorsi era stato sciolto anche il nodo su una eventuale ineleggibilità dell’ex numero uno del Coni per le norme sul ‘pantouflage’ nelle cariche apicali del sistema sportivo, con il via libera dall’Anac.
Appello all’unità per il rilancio del calcio
“Da solo non posso fare nulla, ma con voi posso fare tutto”, le prime parole di Malagò nel nuovo ruolo. Un appello quello di unità per il “rilancio del calcio” che era passato anche nel discorso tenuto in mattinata per presentare la sua candidatura.
“Si perde tutti insieme e, se si vince, si vince tutti insieme. Altrimenti non riusciamo ad andare da nessuna parte”, aveva detto. “Vi farò sentire orgogliosi di andare verso questa nuova epoca del calcio italiano”, aveva detto nell’intervento citando i risultati raggiunti nei suoi periodi alla guida di Circolo Aniene, Coni e Fondazione Milano Cortina. “Ho cercato sempre e solo uno scopo: fare grande l’Italia”, ha detto. Aggiungendo: “penso che in qualche modo chi mi appoggia pensa che quello che sono riuscito a fare si possa ripetere con la Federcalcio”.
“Ma, pur non avendo mai avuto l’ansia della prestazione, avverto un crescente peso della responsabilità”, aveva detto ancora, parlando di “sfida complicatissima”. “Le nostre radici non devono essere un peso che quasi ci soffoca e ci fa ricordare cosa eravamo prima ed i giocatori che c’erano ma farle diventare uno stimolo per guardare il futuro una nuova stagione, umile ma ambiziosa”, con l’invito a ciascuno a sentirsi protagonista.
Rapporto con la politica tra priorità
Intervenendo in conferenza stampa dopo l’elezione, Malagò ha comincito a delineare come si muoverà nel nuovo ruolo. “Le tre priorità più urgenti?”, ha detto: “compattare la squadra, impostare tutto un discorso tecnico agonistico e sportivo e ripristinare un rapporto con una parte della politica, sono sempre stato un profondo e convinto soggetto delle istituzioni sportive”. “E poi lavorare sui problemi strutturali che il calcio ha evidenziato”, ha chiosato.
Quanto al ct, “non ho parlato con nessuno. Ci cominciamo a mettere la testa. Facciamo un po’ di ragionamenti. Bisognerà parlarne, vedere i bilanci”, ha detto ancora. E sul fronte del ruolo da co-organizzatrice per l’Italia di Euro 2032, Malanò l’ha definita una “sfida nella sfida”. “Ho parlato con Ceferin nei giorni scorsi, ho ricevuto già messaggi da Infantino. Michele Uva è il nostro responsabile organizzativo per la Uefa, dobbiamo individuare questi 5 stadi”.
Parlando delle riforme che aspetta il calcio italiano ha invece aggiunto: “Le riforme si devono fare. Ma c’è un problema di uomini e di sistema. Conoscete un altro settore dove governi quasi all’unanimità e non riesci a fare nulla del tuo programma? Vuol dire che la situazione è ingessata. Se non si cambia passo, poi, c’è qualcuno che ci metterà in condizione di cambiare”.
Infine a chi gli chiede della riforma arbitrale ha risposto: “Fin quando gli arbitri sono autonomi, sono molto felice, in questo senso si dovrà andare avanti. Poi che ci sia un macro problema che riguarda l’Aia, questo è sotto gli occhi di tutti”.

















