Quattro anni dell’Osservatore di Strada. Il giornale che ha cambiato il punto di vista

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Ogni domenica, dopo l’Angelus, in piazza San Pietro si ripete la stessa scena. Tra i pellegrini che lasciano il colonnato, alcune persone distribuiscono un giornale. Lo porgono con un sorriso, non con il cappello in mano. Se qualcuno vuole lasciare un’offerta, bene. Se non può, il giornale si prende lo stesso. PerchĆ© ciò che viene offerto non ĆØ soltanto carta stampata, ma una relazione. E chi tende quella copia, molto spesso, ĆØ anche una delle persone che l’hanno scritta, illustrata o ispirata con la propria storia.

Sono passati quattro anni da quando quella scena ĆØ entrata a far parte del paesaggio domenicale di piazza San Pietro. Era il 29 giugno 2022 quando Papa Francesco annunciò ai fedeli la nascita dell’Osservatore di Strada, un nuovo mensile dell’Osservatore Romano. “Gli ultimi diventano protagonisti”, disse, spiegando che persone povere ed emarginate avrebbero partecipato al lavoro della redazione, scrivendo, lasciandosi intervistare, illustrando le pagine del giornale. E aggiunse un invito che ancora oggi accompagna la distribuzione del mensile: “Se qualcuno vuole dare qualcosa la può dare volontariamente, ma prendetelo liberamente, perchĆ© ĆØ un bel lavoro che viene dal basso, dai poveri”.

Quella che poteva sembrare una scommessa si è trasformata, nel tempo, in una delle esperienze editoriali più originali del panorama italiano.

Piero Di Domenicantonio

L’idea porta la firma diĀ Piero Di Domenicantonio, storico caporedattore dell’Osservatore Romano e ideatore del progetto. ƈ lui a immaginare un giornale capace di uscire dalle stanze della redazione per andare incontro a chi la cronaca racconta quasi sempre dall’esterno. Prima ancora di pensare alle pagine, pensa alle persone. Comincia a camminare per Roma, incontra chi vive in strada, frequenta mense, dormitori, centri di accoglienza. Tesse relazioni con la ComunitĆ  di Sant’Egidio, il Centro Astalli, la Caritas, il Circolo San Pietro, i Vincenziani e molte altre realtĆ . Nasce cosƬ una redazione “diffusa”, che si riunisce dove capita: in una parrocchia, in una mensa, in una sala d’aspetto, talvolta direttamente sul marciapiede. Prima del giornale viene la comunitĆ .

A credere immediatamente in quell’intuizione ĆØĀ Andrea Monda, direttore dell’Osservatore Romano. Nel suo editoriale del primo numero scrive che si tratta di un giornale che vuol andare Ā«lungo le strade, dove vive chi non ha un tetto nĆ© “dove posare il capo”, per incontrarlo e provare a renderlo protagonistaĀ». Una definizione che, a distanza di quattro anni, descrive ancora con precisione l’identitĆ  del mensile.

PerchĆ© la vera novitĆ  dell’Osservatore di StradaĀ non riguarda i temi. PovertĆ , esclusione sociale, migrazioni, carcere, solitudine sono argomenti che i media affrontano da sempre. A cambiare ĆØ il punto di osservazione. Il giornale rompe una convenzione profondamente radicata nel giornalismo: quella che assegna ad alcuni il diritto di raccontare e ad altri soltanto quello di essere raccontati.

Qui, invece, le persone senza dimora, i detenuti, i migranti, gli anziani che vivono la solitudine non sono fonti da intervistare nĆ© destinatari di un’attenzione compassionevole. Sono redattori, autori, illustratori, opinionisti. Partecipano alle riunioni, propongono temi, discutono i titoli, scrivono articoli, realizzano disegni. La marginalitĆ  smette di essere un oggetto della cronaca e diventa il luogo da cui la cronaca prende forma.

ƈ una scelta che ridefinisce anche il concetto di autorevolezza. L’esperienza vissuta entra nella costruzione della notizia accanto alla competenza professionale. Per questo, fin dall’inizio, attorno alla redazione si raccolgono alcune tra le voci più autorevoli della cultura italiana:Ā Giancarlo De Cataldo,Ā Marco Damilano,Ā Francesca Comencini,Ā Daniele Mencarelli,Ā Carola Susani,Ā Ascanio Celestini,Ā Nadia Terranova, insieme a giornalisti, fotografi, illustratori, volontari e operatori sociali.

La loro presenza non risponde alla logica del testimonial. Nessuno presta semplicemente il proprio nome a un progetto sociale. Accade il contrario: scrittori, registi e giornalisti accettano di mettersi in ascolto e di condividere la responsabilitĆ  del racconto con persone che, fino a quel momento, erano state quasi esclusivamente oggetto dell’informazione. ƈ questo dialogo, più ancora delle firme, a fare dell’Osservatore di Strada un laboratorio editoriale.

Anche l’architettura del mensile riflette questa filosofia. Dodici pagine costruite per intrecciare linguaggi e sguardi diversi: l’editoriale di strada, gli articoli scritti “a quattro mani e a due cuori”, la pagina dedicata ai migranti, i racconti, le poesie, i disegni delle periferie, il volontariato, il confronto con altre esperienze di giornali di strada e, al centro, la riflessione del Papa attraverso una selezione dei suoi discorsi e dei suoi gesti.

Nel corso di questi quattro anni il giornale ha mantenuto intatta anche la propria modalitĆ  di distribuzione. Ogni domenica, in piazza San Pietro, e in alcune parrocchie romane, le copie vengono offerte da persone che vivono o hanno vissuto condizioni di grave marginalitĆ . Non chiedono un aiuto. Offrono il frutto del proprio lavoro. L’eventuale offerta resta interamente nelle loro mani. Anche questo dettaglio racconta un modo diverso di intendere la comunicazione: non assistenza, ma reciprocitĆ .

Nel messaggio inviato alla redazione in occasione del terzo anniversario, Papa Leone XIV ha colto il cuore di questa esperienza invitando a «vedere il mondo anche dalla strada, avendo il coraggio di cambiare la prospettiva, facendo saltare gli schemi e le convenzioni che spesso ci impediscono di vedere veramente e più profondamente».

ƈ forse questa l’ereditĆ  più significativa che l’Osservatore di Strada consegna oggi al mondo del giornalismo.

Negli anni in cui si parla di partecipazione, engagement, community journalism e ricostruzione del rapporto di fiducia con i lettori, il mensile dell’Osservatore Romano ha imboccato una strada diversa e, per certi aspetti, più radicale: non coinvolgere il pubblico una volta che il giornale ĆØ stato realizzato, ma ripensare la composizione stessa della redazione, riconoscendo che chi vive ai margini possiede uno sguardo indispensabile per comprendere la realtĆ .

Dopo quattro anni, dunque, la notizia non ĆØ soltanto che il giornale continui a uscire ogni mese, in edizione cartacea e online. La notizia ĆØ che quella intuizione nata dall’incontro tra Papa Francesco, Andrea Monda e Piero Di Domenicantonio ha dimostrato di essere qualcosa di più di un esperimento. ƈ diventata un modello di giornalismo partecipativo nel quale la strada non ĆØ semplicemente il luogo dove si cercano le notizie, ma il punto da cui imparare a guardare il mondo.

PerchĆ©, come dimostra l’Osservatore di Strada, il cambiamento più profondo nell’informazione non avviene quando si introducono nuove tecnologie o nuovi formati. Avviene quando si ha il coraggio di cambiare prospettiva.