Oltre quella cifra un dipendente pubblico, in Italia, non può accettare regali o altre utilità, salvo quelli d’uso di modico valore. Lo prevede l’articolo 4 del Codice di comportamento dei dipendenti pubblici (Dpr 62/2013), che individua proprio nei 150 euro la soglia oltre la quale un dono può trasformarsi in un potenziale fattore di condizionamento. È una soglia volutamente contenuta, perché il principio non è misurare il prezzo di un regalo, ma tutelare l’imparzialità di chi esercita una funzione pubblica.
A maggio il senatore Roberto Marti, della Lega e presidente della 7ª Commissione permanente del Senato, competente anche in materia di sport, presenta un’interrogazione parlamentare sul cosiddetto pantouflage. La questione è se l’ex presidente del CONI Giovanni Malagò possa candidarsi alla guida della FIGC oppure se le norme sul passaggio dai vertici di enti pubblici ad altri incarichi lo impediscano. Il 5 giugno il ministro Andrea Abodi rimette la valutazione al CONI e all’ANAC. L’Autorità si pronuncia in meno di due settimane escludendo l’incompatibilità e il 22 giugno Malagò viene eletto presidente della Federcalcio.
Malagò conosce bene quel quadro normativo. Alla guida del CONI dal 2013, ne ha seguito fin dall’inizio l’applicazione all’interno dell’ente ed era convinto della correttezza della propria posizione. Il parere dell’ANAC, alla fine, gli ha dato ragione.
Proprio perché quella vicenda è stata definita in tempi rapidi, alcuni osservatori tornano però a rileggere lo stesso impianto normativo sotto un altro profilo. Il Codice di comportamento vieta infatti di accettare, oltre il modico valore, non soltanto regali ma anche “altre utilità”, una categoria volutamente ampia nella quale, a seconda delle circostanze, possono rientrare anche inviti o titoli di accesso gratuiti a eventi. Tra queste utilità vengono spesso richiamati i biglietti omaggio destinati alle tribune d’onore di manifestazioni sportive, il cui valore può facilmente superare la soglia dei 150 euro.
È questo il punto che alcuni osservatori evidenziano. Da una parte un’interrogazione parlamentare, un parere richiesto e una risposta arrivata nel giro di poche settimane. Dall’altra una norma che riguarda la stessa cultura dell’integrità pubblica e che torna nel dibattito solo occasionalmente. Non si tratta di mettere in discussione il parere dell’ANAC sul caso Malagò, ma di chiedersi se lo stesso rigore venga applicato con continuità anche alle altre disposizioni che perseguono il medesimo obiettivo.
La questione riguarda, in realtà, tutti i titolari di incarichi pubblici. Nelle tribune d’onore di stadi, autodromi e grandi eventi siedono regolarmente parlamentari, magistrati, dirigenti ministeriali, amministratori pubblici e rappresentanti delle istituzioni. Se l’accesso avviene attraverso un invito gratuito e il valore del titolo supera la soglia prevista dal Codice, il tema non è soltanto di opportunità, ma anche di corretta applicazione delle regole.
Il paradosso è che quei 150 euro, fissati dal legislatore come presidio dell’imparzialità della pubblica amministrazione, sono tra le disposizioni più note del Codice di comportamento e, allo stesso tempo, tra le meno richiamate nel dibattito pubblico. Eppure quella soglia è ancora lì, nero su bianco.












