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Rai Way-EI Towers, la lunga trattativa finita senza accordo

Quella tra Rai Way ed EI Towers doveva essere una delle principali operazioni di consolidamento delle infrastrutture di broadcasting italiane. Dopo oltre un anno e mezzo di trattative, però, il progetto si è concluso senza esito.

Il percorso era iniziato il 19 dicembre 2024 con la firma di un Memorandum of Understanding non vincolante tra RAI, F2i SGR e MFE-MediaForEurope. L’obiettivo era verificare la fattibilità di un’aggregazione tra Rai Way, controllata dalla Rai e quotata in Borsa, ed EI Towers, partecipata al 60% da F2i e al 40% da MFE.
L’operazione trovava il suo presupposto normativo nel DPCM del 22 maggio 2024, che aveva modificato le regole sulla partecipazione della Rai in Rai Way. Il decreto consentiva infatti alla Rai di ridurre la propria quota fino al 30% nell’ambito di operazioni straordinarie, privilegiando espressamente le aggregazioni tra operatori dello stesso settore, purché fosse garantito il
controllo dell’infrastruttura strategica per il servizio pubblico attraverso adeguati accordi di governance e restasse mantenuta la quotazione della società risultante.

Nel corso del 2025 e del 2026 le parti hanno prorogato più volte il Memorandum, prima a settembre 2025, poi a marzo 2026 e infine al 30 giugno 2026, per completare le verifiche industriali, finanziarie, regolamentari e societarie.
Il 1° luglio 2026 è arrivata però la parola fine. La Rai ha comunicato che, nonostante gli approfondimenti svolti, le parti non erano riuscite a individuare una base negoziale condivisa tale da consentire il proseguimento dell’operazione.
In altre parole, le divergenze sui profili industriali, finanziari e soprattutto di governance non hanno trovato una composizione.
La chiusura della trattativa ha segnato la fine del progetto di creare un campione nazionale delle infrastrutture di trasmissione, un’operazione che, nelle intenzioni iniziali, avrebbe dovuto rafforzare la competitività del settore mantenendo al tempo stesso le garanzie richieste per il servizio pubblico.

Dopo il fallimento del negoziato, la Rai ha ribadito che continuerà a valutare altre opzioni industriali improntate alla sostenibilità di lungo periodo, alla creazione di valore e alla tutela della propria missione di servizio pubblico.

Redazione PrimaOnline

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