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BBC, il direttore generale Brittin sul canone: è “un modello del passato”

A sei settimane dal suo insediamento alla guida della BBC, l’ex dirigente di Google Matt Brittin, nel suo primo intervento pubblico di rilievo, ha affermato davanti alla Commissione Cultura, Media e Sport della Camera dei Comuni che il canone televisivo è “un modello del passato”. Dell’urgenza di aggiornare il canone si era già occupato l’ex direttore generale Tim Davie, dimessosi in seguito al presunto montaggio “fuorviante” di una puntata della trasmissione di approfondimento Panorama dedicata all’insurrezione del Campidolgio del 6 gennaio 2021, da cui si evincerebbe che sia stato il presidente Trump a fomentare la folla. Oggi la questione della riforma del sistema di finanziamento, basato sul canone, di 180 sterline annue, pari a circa circa 200 euro, si rende sempre più necessaria dal momento che le famiglie del Regno Unito che hanno smesso di pagare il canone sono circa il 20%.

“Possiamo e dobbiamo fare tutto il possibile per migliorare la riscossione del canone con il sistema attuale, ma si tratta di un modello del passato: è un sistema fallito, non è più adatto allo scopo. Per questo dobbiamo dimostrare il valore della BBC e promuovere un cambiamento del modello di finanziamento” ha dichiarato Brittin dvanti ai parlamentari.

Ipotesi contributo obbligatorio per tutte le famiglie

Brittin non ha indicato quale modello dovrebbe sostituire il canone, ma insieme al presidente della BBC, Samir Shah, ha rilanciato l’ipotesi di un contributo obbligatorio per tutte le famiglie, già scartata in passato dal governo.

“Capisco le preoccupazioni legate al costo della vita per le famiglie, ma ritengo che abbia dei vantaggi e che altri abbiano riconosciuto questi benefici” ha aggiunto Brittin.

Della stessa opinione Shah che, pur riconoscendo che “un contributo di questo tipo” potrebbe essere percepito come “un’altra tassa”, ha dichiarato che “risolverebbe molti dei nostri problemi.”

La BBC si trova infatti ad affrontare un momento molto delicato in cui, a fronte della necessità di ottenere risparmi pari a 500 milioni di sterline nei prossimi tre anni, ha recentemente annunciato il taglio di circa 2000 posti di lavoro e sta ipotizzando con il governo di rendere permanente la Royal Charter, il documento che regola l’emittente pubblica britannica, oggi rinnovato ogni dieci anni, per assicurarle maggiore stabilità.

I rischi di un modello puramente commerciale

Tra le varie opzioni al vaglio di BBC e governo c’è anche il ricorso alla pubblicità o a un sistema di abbonamenti. Tutttavia Brittin ha subito messo in chiaro che l’adozione di un simile modello avrebbe come conseguenza immediata la riduzione dei servizi meno redditizi dal punto di vista commerciale come l’informazione locale e programmi educativi per i bambini come lo storico Newsround, nato nel 1972 per informare con linguaggio semplice i più piccoli su attualità, politica, scienza, sport, eventi internazionali, ecc.

Nel caso dell’adozione di un modello simile a quello di Netflix, invece il presidente Shah ha dichiarato che “le nostre fiction finirebbero per concentrarsi sempre più su ciò che genera abbonamenti. Smetteremmo di essere un’emittente universale e, di fatto, smetteremmo di essere la BBC che conosciamo.”

Il traino dei grandi eventi sportivi

A sostegno della necessità di preservare un modello di finanziamento universale, Brittin ha citato la trasmissione in chiaro della vittoria dell’Inghilterra contro il Messico ai Mondiali, seguita da un picco di 9,1 milioni di spettatori tra tivù e BBC iPlayer, esempio, secondo il direttore generale, della capacità della BBC di “riunire il Paese anche in un’epoca di frammentazione tecnologica”.

Anche se non ha fornito dati precisi, Brittin ha aggiunto che durante i Campionati Mondiali si è registrato anche un aumento nel numero di famiglie che hanno pagato il canone attraverso il QR code mostrato durante le dirette.

Foto (LaPresse): Matt Brittin

Paola Cavaglià

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