Editoria

Repubblica, lo scontro sul dopo Orfeo apre il primo vero banco di prova per la nuova Gedi

(Post aggiornato alle ore 23 del 10 luglio)

Con 178 sì, 32 contrari, 30 astenuti, l’assemblea di redazione di Repubblica ha sfiduciato il direttore Mario Orfeo.

Al voto si è arrivati dopo che – in mattinata (il 10 luglio) il Cdr durante la riunione di redazione aveva chiesto a Orfeo di lasciare la guida del giornale in seguito all’annuncio del suo passaggio al gruppo Qn Media di Leonardo Maria Del Vecchio. 

Lo scontro in redazione

Secondo la ricostruzione pubblicata da Professione Reporter, all’inizio della riunione non è stato il direttore a prendere la parola, ma Matteo Pucciarelli che, a nome del Comitato di redazione, ha chiesto a Orfeo di non continuare a dirigere il quotidiano. “Riteniamo che non sia opportuno che tu da oggi faccia il giornale” avrebbe detto il rappresentante del Cdr. “È venuta meno la fiducia, non si possono avere due padroni”.
Ne sarebbe seguito un confronto molto duro anche sul piano personale. Sempre secondo la stessa ricostruzione, Orfeo avrebbe respinto le contestazioni, annunciando iniziative nei confronti del rappresentante sindacale, per poi dare regolarmente avvio alla riunione.

Il Cdr sarebbe intenzionato a chiedere all’amministratrice delegata Mirja Cartia d’Asero, di sospendere Orfeo dalle funzioni di direttore fino alla nomina del successore, ritenendo che il giornale possa essere guidato temporaneamente dai vicedirettori.

Matteo Pucciarelli

Sfiducia

Nel pomeriggio si è riunita di nuovo l’assemblea di redazione di Repubblica che considerato il palese conflitto di interessi tra la direzione del quotidiano e il futuro e annunciato nuovo incarico in un gruppo editoriale concorrente, è stata chiamata a esprimersi su questo documento.

“L’assemblea delle giornaliste e dei giornalisti di Repubblica, considerato il palese conflitto di interessi tra la direzione di Repubblica e il futuro e annunciato incarico in un gruppo editoriale concorrente, sfiducia il direttore dimissionario Mario Orfeo. 
La decisione segue ad un tentativo di porre la questione in termini di opportunità allo stesso direttore, il quale ha risposto mancando di rispetto all’intero Comitato di redazione, quindi alla redazione tutta. Ragione in più per evidenziare anche pubblicamente, e nei confronti dell’azienda, la totale incompatibilità ambientale tra la redazione e il direttore uscente.”

Al di là della cronaca,  questo è il primo momento di aperta tensione tra la redazione e la nuova proprietà di GEDI. E fotografa l’incertezza che accompagna questa fase di transizione.

Lirio Abbate

Abbate al Giornale

La scelta di Orfeo di lasciare, secondo quanto lo stesso direttore avrebbe spiegato ai colleghi, nasce anche dalla volontà di non trovarsi a gestire una fase di possibili interventi sull’organico. Una prospettiva che ha inevitabilmente alimentato le preoccupazioni della redazione.

Le dimissioni di Orfeo si intrecciano con un’altra operazione inaspettata: il passaggio di Lirio Abbate a Il Giornale come vicedirettore con delega alle inchieste investigative e giudiziarie.
Secondo quanto riferito dallo stesso Abbate a Primaonline, il rapporto professionale con Orfeo si era deteriorato negli ultimi mesi. Il giornalista riteneva di essere stato progressivamente escluso dalle principali scelte editoriali e aveva quindi iniziato a valutare altre opportunità.

In questo contesto è arrivata la proposta di Tosinvest. A contattarlo è stato Giampaolo Angelucci, proponendogli il ruolo di vicedirettore del quotidiano guidato da Tommaso Cerno, con la responsabilità di un gruppo dedicato alle inchieste investigative. Abbate ha accettato l’offerta, sottoscrivendo una lettera preliminare.

L’addio improvviso di Orfeo ha però cambiato il quadro. Lo stesso Abbate racconta di essere rimasto sorpreso dalla decisione del direttore e ammette che, se le dimissioni fossero arrivate prima, non avrebbe colto la possibilità di lasciare Repubblica.
A questo punto, tuttavia, l’accordo con Tosinvest è già stato definito.

Primo banco di prova per la nuova Gedi

Intanto è partito il tradizionale toto-direttore. Nelle ultime ore sono circolati i nomi di Stefano Cappellini, Carlo Bonini e Claudio Tito tra le possibili soluzioni interne, mentre tra i profili esterni vengono indicati Emiliano Fittipaldi, Marco Damilano e Fabio Vitale. Tra le indiscrezioni è comparso anche Giuseppe De Bellis, oggi Executive Vice President Sport, News & Entertainment di Sky Italia, un’ipotesi incompatibile con il ruolo strategico che ricopre attualmente nel gruppo.

C’è però un dettaglio che potrebbe cambiare completamente la lettura della vicenda. Secondo Professione Reporter, nel corso della riunione sarebbe stato riferito che l’azienda ha già individuato il successore di Orfeo, ma che sono necessari alcuni giorni per completare i passaggi tecnici prima dell’annuncio.
Se così fosse, la partita sarebbe già chiusa e il toto-nomine rischierebbe di essere soltanto rumore di fondo. L’esigenza di attendere tempi tecnici fa inoltre pensare più a un profilo esterno che a una soluzione interna, che potrebbe essere formalizzata in tempi molto più rapidi.

Il vero tema, tuttavia, resta un altro. Dall’acquisizione di GEDI da parte di Antenna Group non è ancora stato presentato un progetto editoriale per Repubblica, né un piano industriale capace di spiegare quale ruolo il quotidiano dovrà avere nella strategia del gruppo guidato da Theodore Kyriakou.

L’assemblea dei giornalisti lo ha scritto con chiarezza nel documento diffuso dopo le dimissioni di Orfeo: la redazione chiede un serio progetto di rilancio e un confronto con il nuovo editore. Martedì Kyriakou sarà a Roma.
L’attesa non riguarda soltanto il nome del nuovo direttore. Riguarda soprattutto il futuro di uno dei quotidiani più importanti del Paese. Perché il direttore sarà il primo tassello della nuova Repubblica, ma sarà il progetto editoriale a determinarne davvero identità e ambizioni.

Carlo Riva

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