Arrighini: “Serve ripensare il rapporto con il digitale”. Liverani: “Non è una fuga dalla tecnologia”
Factanza Media e Ipsos Doxa lanciano l’Osservatorio AIM (Anticipa, Interpreta, Modella), un progetto nato per monitorare nel tempo i principali cambiamenti culturali, sociali e generazionali attraverso ricerche periodiche dedicate ai fenomeni emergenti.
La prima ricerca del nuovo osservatorio fotografa il rapporto tra Gen Z, Millennial e digitale: cresce il desiderio di disconnettersi, ma per i più giovani è più difficile farlo. Per i brand la qualità dei contenuti è più importante della quantità. Infatti, la prima rilevazione, realizzata a marzo su un campione di 3.551 persone tra i 18 e i 45 anni appartenenti alla Gen Z e ai Millennial, analizza il rapporto con il digitale e mette in evidenza una crescente esigenza di limitare il tempo trascorso online.
Secondo Arrighini, ceo e co-founder di Factanza Media, nata nel 1997 e quindi parte della Gen Z, i risultati invitano a riflettere su abitudini ormai consolidate che non sempre rispondono ai reali bisogni delle persone in termini di gestione del tempo, qualità dell’attenzione e diritto alla disconnessione.
Il 94% sente il bisogno di ridurre il tempo sul web
Secondo la ricerca, il 94% degli intervistati ha desiderato almeno una volta di diminuire il tempo passato online. Pur rimanendo una componente centrale della quotidianità, la connessione continua viene percepita sempre più come un elemento da bilanciare per recuperare attenzione, benessere e qualità della vita. Il desiderio di disconnettersi è particolarmente diffuso tra la Gen Z: oltre la metà dei giovani dichiara di provare spesso questa esigenza, mentre tra i Millennial la quota è inferiore. Il dato più elevato riguarda le donne tra i 18 e i 30 anni, con il 58% che afferma di sentire frequentemente il bisogno di staccare dalla dimensione digitale.
La Gen Z è la più consapevole, ma anche quella che fatica di più
Se da un lato i più giovani sono i più sensibili al tema, dall’altro sono anche quelli che incontrano maggiori difficoltà nel ridurre concretamente il tempo trascorso online. Il 52% degli intervistati tra i 18 e i 30 anni dichiara infatti di non riuscire a diminuire il proprio utilizzo del digitale, contro il 39% della fascia 31-45 anni. Tra le cause emerge anche il timore di rimanere esclusi dalla vita sociale: questa preoccupazione riguarda il 23% della Gen Z, mentre scende al 14% tra i Millennial.
Più concentrazione, tempo libero e meno stress
Tra i vantaggi associati alla disconnessione, il primo indicato riguarda il recupero della concentrazione. Lo considera il principale beneficio quasi tre giovani su quattro della Gen Z e oltre sei Millennial su dieci. Seguono la possibilità di dedicare più tempo a sé stessi e alle proprie passioni, indicata dal 61% degli intervistati tra i 18 e i 30 anni e dal 62% della fascia 31-45 anni, e la riduzione dello stress mentale, citata rispettivamente dal 54% e dal 46%.
Social network sacrificabili, chat indispensabili
Alla domanda su quali attività digitali sarebbero disposti a eliminare per ridurre il tempo online, la risposta prevalente riguarda lo scrolling sui social network. Lo rinuncerebbe il 91% della Gen Z e l’87% dei Millennial. Diverso il caso delle chat, considerate invece uno strumento essenziale e difficilmente sostituibile nella vita quotidiana.
I brand? Meno contenuti, ma di maggiore qualità
La ricerca evidenzia anche un cambiamento nelle aspettative verso le aziende. L’83% del campione afferma che seguirebbe più volentieri i brand se pubblicassero meno contenuti, privilegiando però una maggiore qualità. La percentuale sale all’84% tra la Gen Z e si attesta all’83% tra i Millennial. Eppure, solo il 15% del campione dichiara di essere venuto a conoscenza di iniziative aziendali pensate per promuovere un rapporto più sano con il digitale.
Per Cristina Liverani, director public affair di Ipsos Doxa, i dati non raccontano un rifiuto della tecnologia, ma una trasformazione del modo in cui viene vissuta.












