Mentre la cronaca italiana continua a leggere il Leone soprattutto attraverso le manovre di Piazza Affari, a Vienna 120 comunicatori del Gruppo provenienti da 33 Paesi hanno discusso di un altro potere: quello della comunicazione che contribuisce a orientare le decisioni e a produrre risultati di business, non soltanto a raccontarli.

C’è un paradosso che la cronaca finanziaria italiana fatica a cogliere. Mentre il dibattito continua a concentrarsi sulle mosse degli azionisti, sul risiko bancario e sulle partite di governance, Generali ha appena riunito nella capitale austriaca la propria rete mondiale della comunicazione per riflettere su come questa funzione possa incidere direttamente sulla competitività del Gruppo e sul rapporto con clienti, dipendenti, investitori e istituzioni.
Non è un dettaglio da colonna interna. È la fotografia di una multinazionale che, mentre in Italia viene spesso raccontata come oggetto di contesa, opera nel mondo come una rete di oltre cento ambasciatori chiamati ogni giorno a rappresentare un’identità comune dentro contesti economici, sociali e culturali profondamente diversi.
La tredicesima edizione del Global Communications Council si è svolta a Vienna, una delle sedi storiche del Leone, presente in Austria dal 1833 e oggi mercato da oltre 3,3 miliardi di euro di premi diretti lordi, guidato dal country manager Gregor Pilgram. Tre giorni dedicati al piano strategico “Lifetime Partner 27: Driving Excellence”, arrivato al giro di boa, ma soprattutto alla ridefinizione del ruolo della comunicazione come leva strategica del business.

Il codice valoriale e chi deve rigenerarlo
A dare il tono ai lavori è stato Simone Bemporad, Group Chief Communications & Public Affairs Officer (foto apertura): “Abbiamo scelto di definirci Impact Makers non per avere uno slogan, ma perché siamo convinti che il nostro lavoro generi conseguenze concrete e misurabili per Generali. Il nostro compito non è semplicemente raccontare ciò che accade, ma contribuire al raggiungimento degli obiettivi di business, rendendo la strategia chiara, rafforzando la fiducia, coinvolgendo le persone e supportando i leader nelle trasformazioni che stanno guidando il futuro di Generali.”
È una definizione che sposta il baricentro della funzione. Ma a Vienna Bemporad ha spiegato anche come questo principio debba tradursi concretamente nel lavoro quotidiano.
Per molti anni la comunicazione è stata valutata attraverso indicatori tradizionali: numero di eventi organizzati, partecipazione delle persone, soddisfazione dei dipendenti, copertura mediatica. Oggi, invece, il punto di partenza diventa il piano industriale del Gruppo. La domanda non è più quanto la comunicazione abbia raccontato una trasformazione, ma quanto abbia contribuito a realizzarla.

L’esempio scelto riguarda la trasformazione dei processi assicurativi. Informare un dipendente su una nuova modalità di lavoro non basta. Occorre coinvolgerlo, spiegargli il senso del cambiamento, renderlo parte di un progetto condiviso. Solo così l’adozione dei nuovi processi accelera, migliorano i tempi di liquidazione dei sinistri, aumenta l’efficienza della rete commerciale e cresce la competitività dell’azienda. In questa visione la comunicazione non interviene dopo la decisione manageriale: diventa una delle condizioni che permettono alla decisione di produrre risultati.
Lo stesso ragionamento vale anche all’esterno. Bemporad ha richiamato il ruolo del ‘newsflow’ nel rapporto con gli investitori. Gli analisti finanziari costruiscono le proprie valutazioni sui dati economici, ma quando il mercato viene attraversato da indiscrezioni, polemiche o campagne mediatiche, inevitabilmente guardano anche al clima informativo che circonda la società. Garantire informazioni corrette, contestualizzare le notizie e chiarire eventuali ricostruzioni inesatte significa contribuire anche alla qualità delle valutazioni del mercato ed e’ diventato il lavoro primario degli uffici stampa.
Per questo il messaggio consegnato ai 120 responsabili della comunicazione è stato molto netto: ogni anno il punto di partenza non dovrà essere il piano della comunicazione, ma il piano industriale. Solo dopo ci si dovrà chiedere quali azioni possano contribuire concretamente al raggiungimento degli obiettivi del Gruppo. «Il KPI ultimo del comunicatore», ha sintetizzato Bemporad, «è l’utile netto».
È una dichiarazione che sposta definitivamente il baricentro della funzione: dalla comunicazione che trasmette decisioni già prese alla comunicazione che contribuisce a renderle possibili.Ed è qui che si chiude il cerchio con l’idea degli Impact Makers.

Il vertice del Generali, Marco Sesana, Group General Manager, e il presidente Andrea Sironi — non si è limitato a informare i comunicatori sulle strategie aziendali. Ha trasferito loro un codice valoriale che quei 120 professionisti saranno chiamati a rigenerare, tradurre e adattare nei rispettivi mercati.
Sesana ha definito i comunicatori “guardiani dell’autenticità”: professionisti chiamati a comprendere il contesto locale, adattare linguaggi e iniziative e trasformare strategie e valori in comportamenti concreti.
Sironi ha aggiunto la metrica finale: il vero impatto della comunicazione si misura nella sua capacità di influenzare comportamenti e decisioni, rafforzando reputazione e fiducia e consolidando Generali come interlocutore autorevole verso clienti, agenti, istituzioni, media e dipendenti.
Non è un caso che il tema della leadership sia stato affiancato da quello delle competenze. Monica Possa, Group Chief People & Organization Officer, ha illustrato il lancio della Generali Excellence Academy, la scuola interna destinata a sviluppare le competenze dei 90.000 dipendenti del Gruppo. Un investimento che testimonia come la capacità di trasmettere valori, linguaggi e cultura aziendale venga considerata una competenza da costruire e non un talento spontaneo.
A completare il quadro è intervenuta Emma Ursich, Group Head of Corporate Identity e CEO di The Human Safety Net, la fondazione creata da Generali nel 2017 e oggi presente in 26 Paesi con programmi dedicati alle famiglie vulnerabili e all’inclusione lavorativa dei rifugiati. Un progetto che rappresenta anche uno dei principali strumenti attraverso cui il Gruppo alimenta un senso di appartenenza condiviso tra migliaia di dipendenti distribuiti nel mondo.

L’AI e la difesa del giudizio umano
L’intelligenza artificiale ha attraversato tutta la tre giorni non come semplice innovazione tecnologica, ma come fattore di trasformazione culturale, grazie ai contributi dello psicologo digitale Eliot Mannoia, dell’innovatrice Sabine Seymour e del fondatore di future One Ali Mahlodji.
Kerem Olmez, Global Head of Brand & Digital Marketing, ha affrontato uno dei cambiamenti più concreti: i motori conversazionali stanno modificando il modo in cui clienti e stakeholder cercano informazioni e costruiscono la propria fiducia. Essere presenti in quei percorsi significa produrre contenuti autorevoli e mantenere una relazione costante con i media.
Bemporad ha chiuso il confronto con una riflessione che sintetizza il senso dell’intero incontro: “L’AI cambierà profondamente il modo in cui lavoriamo, ma non sostituirà ciò che rende unico il nostro contributo: il giudizio, la leadership, la fiducia e la capacità di creare connessioni.”
Il messaggio è chiaro: l’intelligenza artificiale trasformerà gli strumenti, ma resteranno umane la responsabilità delle decisioni, la costruzione della fiducia e la capacità di guidare il cambiamento.
A margine dei lavori, i partecipanti hanno assistito a una prova della Wiener Symphoniker al Musikverein, confrontandosi con Tim Dokter, Director Artistic Administration dell’orchestra, sul rapporto tra lavoro orchestrale e comunicazione. La conclusione è stata che, in entrambi i casi, risultati e armonia nascono da un obiettivo comune, dalla trasparenza e dalla capacità di ascolto.
Forse è anche questa l’immagine che meglio sintetizza i tre giorni di Vienna, in cui il management di Generali ha scelto di parlare quasi esclusivamente di strategia industriale, cultura aziendale, innovazione, persone e clienti. È il modo con cui il Leone continua a rivendicare la propria natura di grande public company internazionale, chiedendo di essere giudicato prima di tutto per la capacità di creare valore e non soltanto per le contese che periodicamente si sviluppano attorno al suo capitale.












