Il giornalista di ‘The Grayzone’ denuncia il sequestro dei telefoni al rientro dall’Iran.
Si intensifica lo scontro tra l’amministrazione Trump e il mondo dei media sulle presunte divulgazioni non autorizzate di informazioni alla stampa. Questa volta al centro della vicenda c’è il giornalista statunitense Max Blumenthal, fondatore della testata indipendente The Grayzone, che ha denunciato di essere stato preso di mira al suo rientro negli Stati Uniti dopo un viaggio in Iran.

Il caso arriva in concomitanza con le iniziative del Dipartimento di Giustizia contro i giornalisti del New York Times: prima le citazioni in giudizio, poi ritirate, nei confronti di quattro reporter nell’ambito di un’inchiesta sui problemi di sicurezza dell’aereo donato a Trump dal Qatar; poi la più recente contro il collaboratore del quotidiano, Matthew Cole, che ha indagato su una missione Usa fallita in Nord Corea.
Il sequestro dei telefoni
Blumenthal ha riferito che dopo aver documentato da Teheran il funerale della guida suprema iraniana Ali Khamenei, ha visto comparire sui social i post dell’attivista pro-Trump Laura Loomer, che ne chiedeva il fermo al rientro negli Stati Uniti. In uno dei messaggi scriveva che il giornalista avrebbe dovuto essere “fatto scendere dall’aereo dagli U.S. Marshals al suo ritorno negli Stati Uniti… e detenuto”.
“Ho iniziato a prepararmi all’idea di essere molestato al mio ritorno”, ha riportato Blumenthal al Guardian.
Il 10 luglio, all’aeroporto internazionale di Dulles, in Virginia, gli agenti della Border Patrol lo hanno sottoposto a un controllo secondario e interrogato su come avesse finanziato il viaggio, chi lo avesse ospitato in Iran e se intendesse tornarvi. Poi gli hanno sequestrato i due telefoni cellulari di cui Blumenthal si è rifiutato di fornire le password, mentre gli sono stati lasciati il computer portatile o le videocamere.
Meno di 24 ore dopo il ricorso d’urgenza presentato dall’American-Arab Anti-Discrimination Committee (ADC), il governo ha poi restituito i telefoni al reporter, dichiarando di non essere riuscito ad accedervi. Tuttavia il caso è proseguito in tribunale: la giudice federale Leonie M. Brinkema ha ordinato all’amministrazione di documentare chi abbia avuto in custodia i dispositivi, per quanto tempo e quali operazioni siano state eseguite, concedendo 14 giorni per rispondere.
I dubbi costituzionali
Durante l’udienza, Brinkema ha richiamato una recente decisione della Corte d’Appello del Quarto Circuito, osservando che una perquisizione avanzata di uno smartphone richiede un mandato, che non è stato esibito al reporter.
“Ritengo che, alla luce della giurisprudenza del Quarto Circuito, per un’intrusione di questo livello in un telefono cellulare sia necessario un mandato di perquisizione”, ha affermato la giudice.
Seth Stern, responsabile dell’attività di advocacy della Freedom of the Press Foundation, sottolinea che il caso pone “seri problemi costituzionali”. “L’amministrazione Trump sta cercando qualsiasi pretesto per colpire i giornalisti che non gradisce, e le ispezioni di frontiera sono semplicemente un altro strumento del suo repertorio”, ha spiegato.
Anche Jenin Younes, presidente dell’ADC, ritiene significativo che siano stati sequestrati soltanto i telefoni. “Non hanno preso il suo portatile né la sua videocamera digitale. Questo lascia pensare che fossero interessati ai suoi contatti, alle sue fonti, alle comunicazioni personali, forse perfino ai dati di localizzazione.”
La stessa Brinkema ha collegato il procedimento al più ampio contesto delle recenti iniziative del Dipartimento di Giustizia contro i giornalisti. “Considerando che il ricorrente è un giornalista, questo caso suscita particolare preoccupazione per il tribunale, perché recentemente si è parlato molto di tentativi del governo di interferire con il diritto dei giornalisti di svolgere il proprio lavoro”. E ha aggiunto: “Proprio recentemente a New York abbiamo avuto la questione delle citazioni giudiziarie emesse nei confronti dei giornalisti del New York Times. Ritengo che questo non possa essere ignorato”.
Un precedente per altri giornalisti
Blumenthal, che sostiene di essere stato preso di mira anche per essere “un ebreo antisionista”, ha definito positiva la prima udienza: “Avrà conseguenze positive anche per altri giornalisti che hanno subito o subiranno questo tipo di repressione da parte di un’amministrazione che non rispetta lo Stato di diritto”.
Il timore è che l’amministrazione possa opporre il segreto investigativo, dal momento che il legale del governo ha dichiarato che alcune informazioni sulle operazioni effettuate sui telefoni potrebbero essere riservate perché, “se si spiega come vengono effettuate queste operazioni, le persone da cui stiamo cercando di ottenere informazioni potrebbero imparare ad aggirarle”.
Foto: Laura Loomer, attivista Maga


















